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© Angelo Petrosino. E' vietato riprodurre su altri siti o piattaforme anche piccole parti del testo senza il consenso esplicito dell'autore. Le illustrazioni sono di Sara Not e protette da copyright.

LE AVVENTURE DEL DELFINO DINO

le avventure del delfino Dino

Prefazione di Angelo Petrosino

Care bambine e cari bambini,
in questi ultimi giorni di scuola siete immersi nella lettura delle avventure del passero Serafino. Me lo dicono le vostre insegnanti e lo constato io quando vi incontro nelle classi o in libreria. Dopo la gatta Ludovica, Serafino è un altro amico che vi terrà compagnia nelle prossime settimane.
Tuttavia, ho pensato di rendere più intrigante la vostra estate preannunciandovi l’arrivo di un nuovo amico: il delfino Dino.
Dopo un animale di terra e uno dell’aria, eccone uno che è a casa sua nell’acqua.
Questa volta, però, il nostro delfino non vivrà da solo le sue avventure. Come compagna di viaggi e di scoperte avrà una bambina allegra e ardimentosa, Silvia. Insieme, scorrazzeranno nell’arcipelago toscano, facendo incontri sorprendenti e imprevedibili.
Sara Not ha illustrato meravigliosamente anche questa storia e i suoi disegni vi incanteranno.
Potrete leggere questo nuovo libro l’anno prossimo, quando lo metterete nella vostra libreria accanto a quelli di Ludovica e di Serafino.
Ludovica, Serafino, Dino: tre amici per tre stagioni della vostra vita.
Buone vacanze a tutti
Angelo

Chi e' Sara Not

Sara Not è una delle più note illustratrici di libri per l'infanzia(e non solo) nel nostro Paese. Ha illustrato decine di libri con molte case editrici: romanzi, racconti, poesie. È famosa e molto amata per aver dato una fisionimia inconfondibile al personaggio di Valentina creato da Angelo Petrosino, con il quale collabora da vent'anni. Ama molto disegnare i gatti. Ecco perché ha deciso di fare un regalo preziosissimo alla storia di Ludovica, rappresentandola con tenerezza, affetto, rispetto per la sua individualità indipendente.
Seguila su Instagram: saranot.illustration

1° Capitolo

Silvia e il nonno

Silvia aveva due anni quando andò a vivere col nonno, nel comune di Portoferraio, sull'isola d'Elba.
I suoi genitori erano stati travolti da una valanga mentre sciavano in montagna. Purtroppo, non li avevano trovati subito e non avevano potuto salvarli.
Il nonno, che si chiamava Stefano, aveva detto a Silvia: -Non preoccuparti, ci penso io a te.
Silvia sapeva già parlare e aveva chiesto al nonno: -Quando tornano mamma e papà?
Il nonno le aveva spiegato tutto.
Silvia aveva capito benissimo le spiegazioni del nonno e si era fatta un lungo pianto. Voleva bene ai suoi genitori, anche se li vedeva di rado, perché erano sempre al lavoro.
Comunque, la presenza del nonno la rassicurava. Quel nonno sapeva fare di tutto. Teneva in ordine la casa da solo, stendeva i panni al balcone, faceva le piccole riparazioni delle quali aveva bisogno il vecchio alloggio in cui abitava.
E, soprattutto, sapeva cucinare cibi saporitissimi.
-Nonno, sei proprio bravo - gli diceva Silvia.
-Lo so.
-Chi ti ha insegnato a cucinare?
-Nessuno. Ho imparato da solo quando tua nonna mi ha lasciato qualche anno fa.
-Anche lei è stata travolta da una valanga?
-No, si è addormentata tranquilla nel suo letto e non si è svegliata più.
Il nonno di Silvia era un grande lettore e un bravo narratore. Perciò aveva cominciato a raccontare subito alla nipote le storie che conosceva.
-Che bella storia, nonno. Me la racconti di nuovo?
Il nonno non le diceva mai di no. A volte le storie le inventava e sceglieva come protagonista Silvia.
Silvia lo ascoltava e gli chiedeva se potesse cambiare un po' la storia. Così alla fine la storia la inventavano in due.
Ma il nonno scriveva anche delle poesie per Silvia, un po' per divertirla, un po' per regalarle dei pensieri nuovi.
Quando Silvia compì cinque anni, scrisse per lei questa poesia:

Silvia, ricordi ancora
quando da piccola
ti davo il biberon
una volta all'ora.
Bevevi tanto latte
e non ne lasciavi
nemmeno un goccio
alle nostre amate gatte.


Silvia gli chiese: - Davvero mi hai dato il biberon, nonno?
-Certo, quando i tuoi genitori ti affidavano a me e andavano al lavoro. Non ti ricordi?
-No.
Quando Silvia cominciò ad andare a scuola, il nonno disse alla maestra: -Mia nipote è un genio.
-Davvero?
-Si fidi. Ha imparato a leggere e a scrivere a quattro anni.
-Come ha fatto?
-Non lo so. Per questo è un genio.
-Ha imparato anche a contare?
-Sa calcolare a mente tutte le moltiplicazioni e le divisioni che vuole. La metta alla prova.
-Lo farò.
Ma Silvia non si vantava mai di queste sue doti e giocava volentieri con i bambini della sua età.
A volte, però, la maestra la chiamava alla lavagna, o la faceva sedere sulla scrivania, e le chiedeva di leggere una storia ai suoi compagni.
Silvia non se lo faceva ripetere e leggeva la storia gesticolando, cambiando la voce, deformando il viso.
-Ti piace andare a scuola? - le chiedeva il nonno quando andava a prenderla per riportarla a casa.
-Sì, faccio ridere tutti.
-Che bellezza. Ridere fa vivere a lungo.
-Tu quanto vivrai, nonno?
-Oh, ancora per tanto tempo, se mi comporto bene.
-Devo imparare a fare tutte le cose che fai tu, così quando tu non potrai più farle, le farò io per te.
-Silvia, sei meravigliosa.
-Anche tu, nonno.
-Stiamo proprio bene insieme, noi due.

2° Capitolo

Come una sirena

Silvia era conosciuta da quasi tutti quelli che abitavano nel centro storico di Portoferraio.
Ma lei era affezionata soprattutto a Clotilde, che aveva cento anni ed era la donna più anziana di Portoferraio. Clotilde abitava in cima alla lunga gradinata di via Garibaldi.
Silvia, che aveva ormai nove anni, la saliva e scendeva per gioco almeno sei o sette volte di seguito ogni giorno.
Poi andava a trovare Clotilde, che la osservava dalla finestra che si affacciava sulla via.
-Sei instancabile, bambina mia. Chi te lo dà tutto quel fiato? - chiedeva a Silvia facendola entrare in casa.
Silvia sorrideva e chiedeva a Clotilde: -Correre su e giù mette fame. Per caso hai…?
-Ce l'ho, ce l'ho.
E Clotilde metteva in tavola un paio di fette di schiaccia briaca, una torta della quale Silvia era particolarmente ghiotta.
-Buona - diceva dopo aver raccolto le ultime briciole dal piatto ed essersi pulita la bocca.
-La compro apposta per te. Ormai sono troppo vecchia per farla io.
-Hai sempre abitato in questa casa, Clotilde?
-Sempre.
-Correvi anche tu da bambina su e giù per la gradinata?
-Sì, ma dopo averlo fatto un paio di volte, ero stanca.
-Il nonno mi ha detto di salutarti.
-Grazie. Sei fortunata ad avere un nonno come lui.
-Mi insegna tante cose.
Era vero.
Il nonno aveva insegnato a Silvia ad andare in bicicletta, senza passare prima per il triciclo.
E aveva cominciato presto ad andare con lei alla spiaggia di Portoferraio detta Le Ghiaie.
-Il mare è un amico - le aveva detto il nonno. -Ma è un amico esigente. Perciò per avere familiarità con lui, devi imparare a nuotare bene.
E Silvia aveva imparato subito. Mentre si allontanava dalla riva, il nonno la seguiva con lo sguardo.
Silvia si immergeva, faceva capriole nell'acqua, nuotava sul dorso e di fianco.
-Sono brava? - chiedeva al nonno quando tornava a riva saltellando sui ciottoli.
-Nuoti come una sirena.
-Ormai posso venire in spiaggia da me.
-Aspettiamo ancora un po'.
E finalmente un giorno il nonno disse a Silvia: - Da oggi, se vuoi, puoi andare in spiaggia da sola. Sai cos'è la prudenza?
-È fare le cose con la testa, no?
-Proprio così. Devi sempre entrare in acqua con la testa, altrimenti il mare ti punisce. Al mare non piacciono i presuntuosi, ricordalo.
Silvia cominciò ad andare in spiaggia da sola e, prima di entrare in acqua, diceva al mare: -Non fare il cattivo con me.
Quando il vento lo agitava, Silvia si limitava a guardarlo dalla riva, anche se avrebbe voluto sfidare le onde.
Ma gli ammonimenti del nonno la frenavano.
-La testa, Silvia, la testa.
Silvia però aveva anche un cuore che batteva veloce, qualunque cosa facesse.
-Ah, è così bello vivere - diceva quando accompagnava il nonno ai giardini. - Raccontami altre cose di mamma e papà.
E il nonno raccontava.
-Tua mamma ti somigliava molto da piccola. Era sempre inquieta, proprio come te. Stava quasi sempre fuori casa e quando tornava aveva i capelli in disordine e i vestiti strappati.
-Come mai? Aveva litigato con qualcuno?
-Non ce lo diceva mai. Ma era contenta e questo ci bastava.
-E papà?
-Tua madre lo incontrò quando aveva diciotto anni e si innamorò subito di lui. Abitava a Piombino ed era venuto in vacanza a Portoferraio. Si sposarono pochi mesi dopo. Ma tu non nascesti subito. Aspettarono qualche anno. Alla fine, nascesti a Piombino. Ma passavi più tempo con me che con loro.
Prima di coricarsi, Silvia sfogliava spesso l'album che conteneva le foto della madre bambina e cercava di cogliere le somiglianze tra loro.
Il mattino dopo, l'album era tornato al suo posto. Mentre Silvia dormiva, il nonno lo aveva raccolto da terra e lo aveva rimesso sullo scaffale della sua libreria.

3° Capitolo

Le cose sbagliate

Dieci luglio. La giornata più calda dell'anno. Così dicevano le previsioni.

Verso le nove Silvia indossò il costume da bagno, infilò un paio di pantaloncini e la sua t-shirt preferita, si gettò un asciugamano sulle spalle e disse al nonno: - Vado in spiaggia.
-Attenta a non scottarti.
-Chiederò a Chiara di ospitarmi sotto il suo ombrellone. Che cosa cucinerai per pranzo?
-Penso pasta al forno.
-Cucinane tanta. Voglio fare delle lunghe nuotate e al ritorno avrò una superfame. A più tardi.
Mentre si recava verso la spiaggia, a Silvia sembrava già di annusare nell'aria il profumo della pasta al forno del nonno. Era la sua specialità e il cibo preferito di Silvia. Silvia mangiava tanto, ma restava sempre magra.
-Come ti senti? - le chiedeva il nonno quando aveva svuotato un piatto abbondante di pasta.
-Bene. Avrei ancora un po' fame, ma è meglio che mi fermi.
-Lo penso anch'io.
-Perché sei sempre d'accordo con me, nonno?
-Perché dici e fai le cose giuste.
-Un giorno vorrei farne una sbagliata. Allora che mi faresti?
-Dipende. A volta sbagliando si impara.
Suo nonno era davvero un nonno speciale, pensava Silva facendo volteggiare l'asciugamano nell'aria.
Suo nonno amava l'isola sulla quale era nato, ma conosceva bene anche le altre che componevano l'arcipelago toscano: Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo, Giglio, Giannutri.
Con lui, Silvia le aveva visitate tutte. Anche quella di Montecristo, dove si poteva approdare solo su prenotazione. Così Silvia aveva potuto vedere le famose capre selvatiche che scorrazzano liberamente sull'isola, perché non hanno nemici che le mettano in pericolo.
Silvia avrebbe voluto incontrare anche la vipera di Montecristo.
-Se ci mettiamo gli stivaloni, possiamo andare a cercarla - aveva proposto al nonno.
Ma il nonno le aveva risposto che non era d'accordo.
-Ho detto una cosa sbagliata? - gli aveva chiesto Silvia.
-Hai detto una cosa inopportuna - aveva sorriso il nonno.
Prima o poi, su quelle isole Silvia avrebbe voluto tornare.
Chiara era già arrivata sulla spiaggia, si era spalmata di crema braccia e gambe e chiese a Silvia di spalmargliene una buona quantità anche sulla schiena.
Chiara aveva venticinque anni, faceva la maestra ed era una grande amica di Silvia.
-Sono soltanto le nove e un quarto e fa già un caldo tremendo - disse. -Vieni, riparati sotto il mio ombrellone.
-Voglio andare subito in acqua.
-Io non posso.
-Perché?
-Non sto tanto bene.
-Che cos'hai?
-Ho la pressione bassa. Forse tra poco svengo.
-Come faccio per farti rinvenire? Ti getto un secchiello d'acqua in faccia?
-Non scherzare. Se comincia a girarmi la testa, berrò un bicchierone di tè freddo. Ho il termos pieno.
Silvia osservò il mare che aveva di fronte e disse: - Oggi l'acqua è più trasparente del solito.
Poi si guardò intorno e aggiunse: - Ci siamo solo noi due sulla spiaggia.
-È ancora presto, la gente starà dormendo.
-Che begli occhi azzurri hai, Chiara.
-Vorrei averli neri come i tuoi.
-Pensi che potremmo scambiarceli?
-Che cosa dici?
-Ho detto una cosa sbagliata?
-No, dici cose fantasiose, perciò mi piaci. Io sono più pratica e terra terra. Come mai non hai amiche della tua età?
-Mi piace stare con le persone grandi.
-Tuo nonno ti sta facendo crescere in fretta. Lo aiuti in casa?
-Sì, stendo i panni e lavo i piatti. Ma mi rifaccio anche il letto.
-Brava. È sempre meglio non aver bisogno degli altri nella vita, se possibile.
-Io vado in acqua.
-Io, invece, mi faccio un sonnellino. Stanotte ho dormito poco.
-A più tardi, allora.
-A più tardi, Silvietta.
Silvia si tolse i pantaloncini e la t-shirt, si sfilò i sandaletti ed entrò in acqua.
La colse un brivido, si arrestò un momento, poi riprese ad avanzare nel mare limpido e trasparente. Quando fu abbastanza profondo, cominciò a nuotare.

4° Capitolo

Incontro con naso a bottiglia

Poiché era brava e sicura di sé, si spinse al largo. Non troppo, tuttavia. Dal punto che aveva raggiunto, riusciva a scorgere l'ombrellone di Chiara.
Per riposarsi un po' prima di tornare a riva, si coricò sul dorso e chiuse gli occhi.
Ma quando riprese a nuotare, sentì le gambe irrigidirsi.
-Accidenti - esclamò. -Mi stanno venendo i crampi.
Non le era mai successo e si spaventò un poco. Quindi cominciò ad annaspare
-Non perdere la testa - si disse.
Ma non riusciva a comandare alle gambe e i movimenti delle braccia non bastavano per tenerla a galla. Allora pensò a suo nonno, che stava cucinando la pasta al forno e che non immaginava il brutto momento che lei stava passando. Gridare non sarebbe servito a niente, perché non c'era nessuno nelle vicinanze e Chiara non l'avrebbe sentita dalla spiaggia.
A un certo punto sentì una voce alle sue spalle.
-Serve aiuto?
Silvia voltò la testa e, con sua sorpresa, si vide fissata da un delfino col naso a bottiglia. Uno di quelli che sembrano sorridere sempre.
Li conosceva perché aveva letto dei libri su di loro, ma non ne aveva mai visto uno così da vicino.
-Serve aiuto? - ripeté il delfino.
-Credo proprio di sì - rispose Silvia, che aveva già cominciato a bere acqua. -Ho le gambe legnose e sto per andare a fondo…Devo afferrarmi a qualcosa o a qualcuno se non voglio annegare.
-Afferrati a me.
Silvia strinse con le due mani la pinna dorsale del delfino e posò il petto sul corpo dell'animale.
-Ti sto facendo male? - gli chiese.
-No, è una pinna robusta.
-Se non fosse stato per te, in questo momento sarei cibo per i pesci.
-Ho controllato, non ci sono squali nella zona. Va meglio?
-Sì, riesco a muovere di nuovo le gambe. Come mai da queste parti?
-Io vado dappertutto.
-Da solo?
-Mi diverto di più. Non mi piace stare in gruppo con gli altri, nonostante mia madre mi dica di non fare sempre di testa mia.
-Stai ancora con lei?
-Sì', ho smesso di prendere il latte da poco.
-Quanti anni hai?
-Un po'più di due, credo.
-Sei già grande, però.
-Abbastanza. Ormai supero i due metri.
-Dove sei nato?
-Vicino all'isola del Giglio. La conosci?
-Con mio nonno ho visitato tutte le isole dell'arcipelago. Io vivo con lui a Portoferraio.
-Una volta sono entrato nella darsena. Ma mi sono allontanato subito, perché avevo attirato l'attenzione di troppi. Non mi piace dare spettacolo agli sfaccendati. Io sono un delfino libero e non mi lascerò mai addomesticare da nessuno, come è capitato a uno dei miei compagni. Fu catturato alcuni mesi fa e adesso chissà dove si trova. Non l'abbiamo più visto e sua madre è molto triste.
-Credo che tu e io ci somigliamo. Io mi sono lasciata addomesticare solo dal nonno. Ma per modo di dire, perché lui mi lascia libera di fare quasi tutto ciò che voglio.
-Come ti chiami?
-Silvia. E tu?
-Noi non abbiamo un nome.
-Mi piacerebbe dartene uno.
-Come vorresti chiamarmi?
-Che ne dici del nome Dino? È corto e fa rima con delfino. Ti piace?
-Per me, puoi chiamarmi come vuoi.
-Allora ti chiamerò Dino. Adesso però dovrei tornare a riva.
-Vuoi che ti dia un passaggio?
-Mi farebbe comodo.
-Saltami in groppa. Sei magra e non pesi molto.
-Mi faresti fare un giro al largo prima di riportarmi indietro?
-Nessun problema.
Mentre il delfino sfrecciava sull'acqua, Silvia stringeva gli occhi, perché il vento le tagliava il viso e le scompigliava i lunghi capelli.
-Se ti tieni forte, posso fare un paio di salti in aria - le propose Dino. -Non vorrei scaraventarti nell'acqua, però.
-Non ti preoccupare, ti stringerò con le braccia e con le gambe.
-Sei pronta?
-Sì, vai.
Dino aumentò la velocità della sua corsa, manovrando con energia la pinna della coda e fece quattro salti in successione, atterrando con grandi tonfi nell'acqua.
A Silvia sembrava di volare.
-Sei molto bravo - gli disse, mentre si dirigeva verso la riva.
-Posso fare di meglio.
-Mi piacerebbe rivederti.
-Quando vuoi.
-Domani alla stessa ora?
-Mi regolerò con la posizione del sole.
-Grazie per avermi salvata.
-Non mi è costato niente.
-A me però poteva costare tutto. Povero nonno, allora.
Dino lasciò Silvia a un centinaio di metri dalla spiaggia e si diresse verso il largo fischiando allegramente.

5° Capitolo

Sogno o realtà?

Quando Silvia mise piede sulla spiaggia, Chiara stava ancora dormendo.
Silvia la scosse e le chiese: -Hai dormito tutto il tempo?
-Che ore sono?
-È quasi mezzogiorno.
-Mi sento tutta intontita. Perché non mi hai svegliato prima?
-Sono appena uscita dall'acqua. Io torno a casa.
-Vado via anch'io. Dami il braccio, mi sento vacillare.
Silvia non disse nulla a Chiara del suo incontro con il delfino. Ma a suo nonno non poteva non dirlo.
Del resto, appena la vide rientrare in casa, il nonno osservò: -Ti brillano gli occhi. Scommetto che hai qualcosa di interessante da dirmi.
-Hai indovinato, Stefano.
Silvia chiamava il nonno col suo nome quando era particolarmente felice.
-Sentiamo, allora.
-Oggi ho fatto un incontro bello e curioso. Ho conosciuto Dino.
-Ha la tua età, immagino.
-Macché, ha solo due anni.
-Dev'essere un bambino eccezionale, se ti ha incuriosito tanto.
-Nonno, non si tratta di un bambino. Dino è un delfino. È un tursiope, per la precisione, uno di quelli col naso a bottiglia.
-Ah. E si chiama proprio Dino?
-Veramente il nome gliel'ho dato io.
-Forse è meglio se mi racconti tutto dall'inizio.
Il nonno l'ascoltò con attenzione e alla fine disse: -Una bella esperienza, non c'è che dire. E lo rivedrai domani?
-Mi ha promesso che tornerà. Che belle sensazioni ho provato, nonno. Avessi visto che salti prodigiosi faceva. E a me sembrava di volare. Era come montare un cavallo alato.
-Ma se fosse sfuggito al tuo abbraccio, saresti potuta precipitare a testa in giù, e allora…
-Non preoccuparti, gli dirò di non fare più acrobazie. Chiara non si è accorta di nulla e non lo dirò a nessun altro. Dino sarà il mio amico segreto.
-Non hai fame oggi?
-Altroché!
-Allora fatti la doccia e vieni in cucina. Oggi ho cucinato una pasta al forno da favola. Non mi è mai venuta così bene. Ma giudicherai tu.
Silvia promosse il nonno a pieni voti.
-Stefano, ti sei superato - gli disse mentre finiva una seconda porzione.
Silvia pensò a Dino fino all'ora di cena. Sarebbe tornato davvero il giorno dopo? E se l'avesse solo immaginato? E se avesse vissuto soltanto un sogno?
Si sentiva confusa e non vedeva l'ora di tornare in spiaggia per rivedere, sperava, chi l'aveva salvata.
Quando andò a coricarsi, chiese al nonno: -Tu mi credi, vero, Stefano?
-Certo. Come puoi dubitarne?
-Adesso voglio fare un lungo sonno.
-Poco fa ho scritto questa poesia per te. Leggila e domani dimmi se ti è piaciuta. Buona notte, tesoro.
-Buona notte, nonno.
Il nonno consegnò a Silvia un biglietto ripiegato in quattro e uscì silenziosamente dalla camera.
Silvia aprì il biglietto e lesse:

Silvia quando nuota
sembra una sirena,
nell'acqua lei si svuota
di ogni sua pena.
A riva torna solo
quando è proprio stanca,
come una barca al molo
che alza bandiera bianca.


Silvia sorrise, ripiegò il biglietto, lo posò sul comodino e si addormentò di colpo.

© Angelo Petrosino. E' vietato riprodurre su altri siti o piattaforme anche piccole parti del testo senza il consenso esplicito dell'autore. Le illustrazioni sono di Sara Not e protette da copyright.