la pagina di valentina
la pagina di antonio

© Angelo Petrosino. E' vietato riprodurre su altri siti o piattaforme anche piccole parti del testo senza il consenso esplicito dell'autore. Le illustrazioni sono di Sara Not e protette da copyright.

LE AVVENTURE DELLA GATTA LUDOVICA

le avventure della gatta ludovica

Prefazione di Angelo Petrosino

Care lettrici e cari lettori,
in questi 25 anni Valentina ha camminato al fianco di tante e tanti di voi. Ha raccontato le vostre infanzie e le vostre adolescenze, ha dato voce ai vostri desideri e ai vostri sogni, vi ha aiutati a capire meglio il mondo nel quale vivete, vi ha incoraggiati ad essere voi stessi, a non aver paura del futuro, a ragionare con la vostra testa, ad essere liberi non solo a parole ma anche nelle scelte che fate.
Valentina vi ha parlato di scuola, di famiglia, di amicizie, di educazioni sentimentali, di rispetto per tutti, di generosità verso i meno fortunati.
Con Valentina avete viaggiato in tanti posti del nostro meraviglioso Paese e avete attraversato l'Europa, nostra seconda patria. Con i suoi occhi avete visitato tutti i luoghi che io ho visitato nei miei innumerevoli viaggi, avete apprezzato la bellezza dei paesaggi e delle persone, avete conosciuto storie che ignoravate.
Infine, con lei avete imparato a rispettare concretamente la natura, a preservarla per le future generazioni, a denunciare gli egoismi che la rovinano.
Le migliaia di lettere che mi hanno raggiunto in questi anni mi hanno permesso di conoscervi più da vicino e di dialogare con voi. Ci siamo incontrati nelle scuole, nelle librerie, nelle biblioteche. Mi avete mandato inoltre tante foto, per mostrarmi l'angolo della vostra camera dove i libri di Valentina sono allineati sugli scaffali e sembrano vegliare sul vostro sonno e sui vostri giorni.
Questa avventura è stata e continua ad essere possibile grazie anche alle persone che in questi anni si sono succedute nella casa editrice Piemme, che pubblica i libri di Valentina, e che mi hanno sostenuto con la loro amicizia e il loro affetto. Sarebbe lungo nominarle tutte e non vorrei dimenticare nessuno: Elisabetta, Alice, Marcella, Luisella, Chiara, Paola, Valeria, Giulia, Lorenzo, Andrea, Daniela, Francesca, Maddalena (lei preferisce Madda), Marina, Elena, Enrico.
Un grazie speciale a Maura, che legge con me i libri che scrivo.
E un altro, specialissimo, a Sara Not, l'illustratrice, che ha dato a Valentina le fattezze che la rendono oggi inconfondibile.
A voi e a tutti loro è dedicato il dono del libro che vi accingete a leggere. Un dono di affettuosa riconoscenza, innanzitutto.
Adoro i gatti, e la storia che ho scritto ha per protagonista una gatta curiosa, indipendente, pronta a rendersi utile, proprio come Valentina.
Poiché Valentina è nata a Torino, questa città farà da sfondo alle avventure della gatta Ludovica.
L'ultimo ringraziamento è per un amico. Si chiama Giulio di Bari. È lui che ha concepito il sito sul quale state per leggere la storia e lo ha reso colorato e allegro, come mi auguro che sia sempre la vostra vita.
Buona lettura e scrivetemi per dirmi cosa ne pensate.
Chivasso, 20 maggio 2019

Chi e' Sara Not

Sara Not è una delle più note illustratrici di libri per l'infanzia(e non solo) nel nostro Paese. Ha illustrato decine di libri con molte case editrici: romanzi, racconti, poesie. È famosa e molto amata per aver dato una fisionimia inconfondibile al personaggio di Valentina creato da Angelo Petrosino, con il quale collabora da vent'anni. Ama molto disegnare i gatti. Ecco perché ha deciso di fare un regalo preziosissimo alla storia di Ludovica, rappresentandola con tenerezza, affetto, rispetto per la sua individualità indipendente.
Seguila su Instagram: saranot.illustration

Articoli

Leggi l'articolo pubblicato su "Popotus-Avvenire" il giorno 11/06/2019
Leggi l'articolo pubblicato su "Popotus-Avvenire" il giorno 21/05/2019
Leggi l'articolo pubblicato su "La Stampa" il giorno 19/05/2019
Leggi l'articolo pubblicato su "Leggendo Leggendo" il 21/05/2019

Lettere ad Angelo e Ludovica

Intervista a Sara Not

Curiosita'

1° capitolo

Amelio e Luisa

Amelio aveva più di ottant'anni e, da quando era morta la moglie Luisa, viveva solo. Non avevano avuto figli, purtroppo, perciò Amelio non aveva nipoti da accompagnare a scuola e ai quali raccontare delle storie. E questo gli dispiaceva molto.
Amelio aveva voluto molto bene a Luisa e la sognava spesso. Così aveva l'illusione di passare ancora del tempo con lei.
Nei sogni parlavano di come si erano conosciuti, di come si erano innamorati, dei viaggi che avevano fatto insieme, di come si erano sempre aiutati l'un l'altra in caso di bisogno.
In uno degli ultimi sogni, Luisa aveva detto ad Amelio: -Perché non prendi una gatta in casa? Ti farà compagnia e ti sentirai meno solo.
-Non credo che sarei in grado di occuparmi di una micia - aveva risposto Amelio.
-Provaci, vedrai che non è difficile.
-Non vorrei che mi facesse dimenticare di te, Luisa.
-Non mi dimenticherai. Hai tanti ricordi della nostra vita.
Era vero. Amelio si ricordava di Luisa quando andava ai giardini che avevano frequentato, quando entrava nella panetteria dove avevano comprato il pane, quando passava davanti al loro cinema preferito, ogni volta che tornava a fare la spesa al mercato del quartiere dove abitava.
No, non l'avrebbe mai dimenticata. Alle persone si può continuare a voler bene anche quando non ci sono più.
E così Amelio cominciò a pensare seriamente alla gatta che Luisa gli aveva consigliato di prendere in casa, perché lo facesse sentire meno solo.

2° Capitolo

I consigli di una gattara

La sera, prima di coricarsi, Amelio aveva l'abitudine di affacciarsi al balcone e di osservare gli ultimi movimenti che animavano la strada, prima che le luci si spegnessero nelle case.
Aveva notato che quasi ogni notte, verso le undici, una donna che camminava curva si fermava nelle vicinanze della scuola. Quasi subito veniva circondata da una dozzina di gatti che miagolavano, si strusciavano contro le sue gambe e aspettavano impazienti che i piattini si riempissero di cibo.
La donna posava il cibo per terra e restava a guardare i gatti che svuotavano i piattini con una velocità che impressionava sempre Amelio. Possibile che avessero sempre tanta fame, visto che tutte le sere c'era chi pensava a nutrirli con tanta generosità?
Chi meglio di quella donna avrebbe potuto procurargli una gatta? Amelio era sicuro che in casa dovesse averne più di una.
Una sera andò ad aspettarla davanti alla scuola.
-Buona sera - la salutò Amelio, quando la vide arrivare.
-Buona sera a lei. È sceso a prendere il fresco?
-No, sono venuto a chiederle un consiglio.
-Ci conosciamo?
-La osservo tutte le sere quando dà da mangiare ai gatti.
-Che genere di consiglio vuole che le dia?
-Voglio prendere una gatta in casa.
-Ne ha mai avuto una?
-No, sarebbe la prima volta.
-Come mai le è venuto questo desiderio?
-Me l'ha consigliato mia moglie in sogno.
-Non ha pensato a un cane? Forse è più indicato per riempire la solitudine.
-Mia moglie mi ha detto di prendere una gatta. Lei può vendermene una?
-Non vendo mai i gatti. Li raccolgo e a volte li regalo. Ma solo a gente di cui mi fido.
-La tratterei bene.
-Allora credo di avere la gatta per lei. Dovrebbe essere qui tra poco.
Ma cinque minuti dopo, quando fu circondata dai gatti che reclamavano il cibo e guardavano con un po' di diffidenza il nuovo arrivato, la donna disse a Amelio: -Non c'è. Avrà trovato del cibo altrove. Ma sono certa che domani sera verrà. Domani mattina si procuri il necessario per accudire la gatta e domani sera venga con un trasportino.

3° Capitolo

I libri di Rosetta

Il giorno dopo Amelio entrò nel negozio di animali che si trovava in fondo alla strada.
Un ragazzo gli portò a casa con un furgone un trasportino, la lettiera, un sacco di sabbia, una ciotola per l'acqua, una per il cibo, una confezione di croccantini e alcune scatolette di tonno.
Sistemò il tutto nel bagno piccolo dell'alloggio, accolse con piacere la mancia che Amelio gli mise tra le mani e se ne andò via fischiettando, dopo aver detto: -Sempre a sua disposizione, capo.
Amelio attese con impazienza sul balcone che arrivassero le undici di sera.
Dal balcone accanto si affacciò Rosetta. Aveva undici anni e lo salutava sempre quando lo incontrava in ascensore.
-Buona sera, signor Amelio. Come sta?
-Bene, grazie.
-Se ha bisogno di qualche servizio, mia mamma dice che può contare su di noi. Vuole che le prenda il pane domani mattina, prima che vada a scuola?
-No, vado a comprarlo io. Ho bisogno di muovermi. Ti piace andare a scuola?
-Sì. È vero che lei ha fatto il professore da giovane?
-Da giovane e da vecchio. Insegnavo ai ragazzi grandi.
-La facevano disperare?
-Qualche volta.
-Adesso vado a coricarmi. Buona notte, signor Amelio.
-Buona notte a te.
-Sua moglie era brava.
-Lo so.
-Un giorno mi ha regalato due libri.
-Quali?
-Le avventure di Pinocchio e Cuore. Mi disse che a lei erano piaciuti tutti e due da bambina.
-In casa ho molti libri. Posso regalartene altri, se vuoi.
-Li accetterò volentieri e in cambio le porterò dei biscotti che fa mia madre.

4° Capitolo

Occhi inquieti e profondi

Alle undici meno un quarto, con il trasportino sotto il braccio, Amelio si incamminò verso la scuola.
Arrivò nello stesso momento in cui stava arrivando la gattara.
-Pensa che verrà? - le chiese Amelio.
-Lo vedremo tra poco. È una gatta nera come il carbone. Con me e con gli altri non è mai aggressiva. Ma scommetto che ha un temperamento battagliero e che lo tira fuori al momento opportuno.
-Pensa che entrerà senza problemi nel trasportino?
-Le parlerò io. Si fida di me.
Poco dopo i gatti cominciarono ad arrivare e la donna si mise a distribuire il cibo nei piattini.
-Posso darle una mano? - le chiese Amelio.
-Apra queste scatolette, per favore.
-Non è venuta nemmeno stasera?
-Aspettiamo ancora un po'.
Non aveva ancora finito di parlare, quando una gatta nera svoltò alla cantonata. I raggi della luna si riflessero nei suoi occhi gialli e glieli fecero lampeggiare.
-Eccola, è arrivata - disse sottovoce la donna.
La gatta venne avanti piano, quasi con degnazione.
-Ti stavamo aspettando - le disse la donna con voce carezzevole. -Cena speciale stasera. Oggi mi è arrivata la pensione e ho potuto fare nuovi acquisti.
Prima di chinarsi a mangiare dal piatto che la donna le aveva riempito, la gatta fissò a lungo Amelio.
Mentre mangiava, la donna si sedette sul bordo del marciapiede e cominciò a parlarle.
-Ho pensato di trovarti una sistemazione. Pensi di poterti adattare a vivere in una casa? Questo signore mi ha promesso che ti tratterà bene. Gli credo, non mi sbaglio mai nei miei giudizi sugli altri. Quando ti sarai saziata, ti metterò nel trasportino. Se proprio non ti va di entrarci, ti lasceremo stare. Pensaci bene, però. Può essere l'occasione migliore della tua vita.
La gatta finì in fretta di mangiare e guardò prima la donna, poi Amelio. Amelio avrebbe voluto accarezzarle il pelo con le dita e la fissò negli occhi, che gli sembrarono inquieti e profondi.
A un certo punto, la gatta gli si avvicinò. Annusò prima le scarpe, poi i pantaloni. Infine, alzò gli occhi e lo invitò chiaramente a piegarsi, perché voleva annusare altre parti del suo corpo.
Ma Amelio non aveva la forza di chinarsi sulle gambe. Perciò si sedette su una panchina. La gatta andò ad accucciarsi al suo fianco, gli annusò le mani e si eresse sulle gambe posteriori, per annusargli il viso.
Infine, posò la testa sulle ginocchia e parve assopirsi.
Amelio ammutolì, la donna gli disse: -Non mi è mai capitato di essere adottata così velocemente da nessuno dei miei gatti. È sua. Credo che non abbia bisogno di me per portarla a casa.
E fu proprio così.
La gatta entrò nel trasportino come se fosse abituata a farlo e Amelio disse alla donna: -Grazie, mi ha fatto un gran favore.
-Posso venire a trovarla qualche volta?
-Può farlo quando vuole.
Amelio le diede l'indirizzo di casa e si avviò.
Era emozionato, felice… e preoccupato.

5° Capitolo

Amelio e Ludovica si presentano

Entrato in casa, Amelio depose a terra il trasportino. Fece uscire la gatta e le disse: -Seguimi, ti mostro il tuo angolino personale.
La gatta esplorò rapidamente il bagno, annusò la ciotola con i croccantini, diede una sbirciata alla lettiera.
-La sabbia è troppo profumata - disse.
Sorpreso da queste parole, Amelio si giustificò: -Mi hanno assicurato che è la migliore in commercio, la più adatta a garantire la massima igienicità.
-Faccio un giro della casa.
Mentre la gatta passava da una stanza all'altra, si infilava sotto il letto, sgusciava sotto la scrivania, annusava l'odore di libri che aleggiava nello studio, Amelio andò a bere un bicchiere d'acqua in cucina.
La gatta tornò da lui e saltò su una sedia addossata al termosifone.
Quindi gli chiese: - Perché mi hai presa? Perché mi hai voluta?
-Me l'ha consigliato mia moglie in sogno.
-Solo per questo?
-No, ho pensato di procurarmi un po' di compagnia. Non ho voglia di vedere altre persone.
-Immagino che mi darai un nome.
-Ti chiamerò Ludovica. A mia moglie sarebbe piaciuto avere una figlia e chiamarla con questo nome.
-Non fai che parlare di lei.
-È stata la compagna migliore che ho avuto nella mia vita.
-Come si chiamava?
-Luisa. Pensi che ti troverai bene in questa casa?
-È la prima volta che entro in un appartamento. Se ti ho seguito senza fare storie, è perché sono stufa di fare la randagia, di litigare per un po' di cibo e di azzuffarmi con altri affamati. Credo che non mi dispiacerà avere un tetto sopra la testa, specie quando piove e tira vento. Tuttavia, avrò bisogno di un po' di tempo per abituarmi. Vivere in strada aveva anche i suoi vantaggi. Voleva dire essere libera e poter miagolare alla luna senza dare fastidio a nessuno. Perciò ti chiederei di lasciarmi andare un po' fuori la sera.
-Ci andremo insieme. Anche a me piace fare una piccola passeggiata prima di coricarmi.
-Quanti anni hai?
-Più di ottanta.
-Sei vecchio.
-Abbastanza. Ma ho ancora energie sufficienti per prendermi cura di te, se è questo che ti preoccupa.
-Io ho pochi bisogni e me la sbrigo da sola.
-Tu quanti anni hai?
-Non lo so. Ma credo che vivrò ancora a lungo, soprattutto adesso che non devo pensare a difendermi dai pericoli.
-Da chi sei stata costretta a difenderti finora?
-Da ragazzacci, per lo più, che volevano sfogare le loro rabbie sulla mia pelle. Non hai idea di cosa c'è là fuori. Ne avrei di cose da raccontarti.
-Avrai tutto il tempo per farlo e ti ascolterò volentieri. Adesso ho sonno e vorrei andare a coricarmi.
-Ho visto che nel tuo studio c'è una poltrona. Mi sistemerò lì, stanotte.
-Fai pure.
-Non mi hai detto come ti chiami.
-Amelio.
Verso le due, mentre si rigirava nel letto, Amelio sentì la coperta tirare.
Accese la luce sul suo comodino da notte e vide che la gatta ronfava beata ai suoi piedi.
Si alzò con cautela per non disturbarla e andò a bere un bicchiere d'acqua.
Prima di tornare a coricarsi, diede un'occhiata alla ciotola del cibo. Era quasi vuota.

6° Capitolo

Discorsi a colazione

Come tutti i giorni, Amelio si svegliò alle cinque e tre quarti precise. E quando si vide osservato da Ludovica, che si era piazzata ai piedi del letto, le chiese: -Da quando sei sveglia?
-Da un pezzo. Sei sempre così agitato di notte? Mi hai rifilato un paio di calci e ho rischiato di ruzzolare sul pavimento.
-Devo aver fatto un brutto sogno.
-La lettiera è sporca.
-La pulisco tra poco. Prima lascia che mi occupi della mia igiene. Hai fame? Sono bastati i croccantini con i quali ho riempito la ciotola?
-Sono bastati. Si potrebbe avere anche della carne macinata qualche volta?
-Andrò a comprarla più tardi.
Amelio si fece anche la barba e andò in cucina per preparare la colazione.
Ludovica lo seguì e saltò sul divanetto accanto al frigorifero.
-Che cosa mangi? - gli chiese.
-Latte e biscotti.
-Non è roba da bambini?
-Tu credi che ci sia differenza tra i vecchi e i bambini? Più si va avanti con gli anni, più si torna indietro e si riprendono le prime abitudini. Vuoi un po' di latte?
-Non mi dispiacerebbe.
Amelio versò del latte in una ciotola e la posò a terra, ai piedi del divanetto.
Gli piacque sentir lappare Ludovica. Era un suono che dava tranquillità.
-Com'era? - le chiese raccogliendo la ciotola vuota.
-Buono, ma un po' freddo. La prossima volta fallo intiepidire dopo che l'hai tirato fuori dal frigo.
-Me ne ricorderò. Mi lavo i denti e pulisco la lettiera.
L'orina si era rappresa in solide palline e fu facile rimuoverle con una paletta. Amelio aggiunse della sabbia pulita e disse a Ludovica: -Buona giornata.

7° capitolo

Niente fusa a comando

Più tardi scese e andò a comprare la carne. Ne scelse un pezzo senza grasso e la fece macinare.
-Questa può mangiarla anche cruda con l'insalata - gli disse il macellaio mentre gliela incartava.
-È per la mia gatta -precisò Amelio.
-Gatta fortunata.
Lungo la strada, incontrò la donna che gli aveva procurato la gatta.
-Come sta? - gli chiese.
-Io o la gatta?
-Tutti e due.
-Credo che si sia già adattata a me. E io a lei.
-Ne sono contenta. Immagino che lei non abbia pregiudizi verso i gatti neri.
-Perché dovrei averne?
-Nella testa della gente entrano facilmente delle idee strampalate. E sui gatti ce ne sono sempre state. Un po' li hanno perseguitati, un po' li hanno divinizzati. Io li ho sempre trattati da bestie affettuose e intelligenti. Non potrei fare a meno della loro presenza nella mia vita.
-Se me lo permette, vorrei contribuire al mantenimento dei randagi di cui si occupa.
-Gliene sarei grata. La mia pensione è piuttosto magra.
-Tenga questi, per cominciare.
La donna intascò i venti euro che Amelio le porse, lo ringraziò e proseguì per la sua strada.
Tornato a casa, Amelio disse a Ludovica: -Ho visto la donna che ci ha fatti incontrare.
-È una brava donna. Mi piaceva perché non chiedeva nulla in cambio, tipo moine e cose del genere.
-È vero che i gatti fanno le fusa? Non mi è mai capitato di sentirle.
-Prima o poi te ne darò una dimostrazione. Le fusa non si fanno a comando.
Più tardi, Amelio andò a sedersi nell'ampia poltrona del suo studio, e si mise a leggere.
Ludovica gli saltò in grembo, si accoccolò sulle ginocchia e cominciò a fare le fusa.
Amelio appoggiò la testa allo schienale della poltrona, chiuse gli occhi e si abbandonò a quel suono che somigliava al russare leggero di un bambino.
E pensò a sua moglie Luisa. Accarezzò più volte la nuca di Ludovica e si sforzò di non piangere.

8° Capitolo

Il minestrone di Cristina

Dopo cena, Amelio andò ad affacciarsi dal balcone della cucina.
La sua vicina di piano, che stava scrollando in cortile la tovaglia piena di briciole, lo salutò: -Buona sera, signor Amelio. Come va?
-Abbastanza bene, Cristina.
-Ho visto che ha preso una gatta. Come se la cava?
-Non è difficile accudirla.
-Se ha bisogno di aiuto, non esiti a chiamarmi. Vuole che le faccia da mangiare qualche volta? Guardi che non voglio essere pagata. È un gesto di amicizia e di buon vicinato. Del resto, con sua moglie Luisa andavo d'accordo. Era una donna semplice, come me, anche se era molto istruita.
-Abbiamo insegnato entrambi.
-Chissà quanti libri avete letto. Io, purtroppo, molto pochi.
-Se vuole, gliene presto qualcuno.
-Grazie. Ma scelga quelli che non richiedono un grande sforzo per essere capiti.
-Che cosa le piacerebbe leggere?
-Storie di gente come me, che si arrabatta nella vita. Ce ne sono?
-Sì, e anche molte.
-Allora aspetto che trovi quelle giuste per me. Domani ho in mente di cucinare il minestrone. Non uno di quelli già pronti che si vendono nei supermercati. Lo preparerò io, una verdura dopo l'altra. Oggi i sapori veri sono scomparsi dalla tavola. La gente ha troppa fretta e non gusta nulla di quello che mangia. Ho ragione, signor Amelio?
-Sì. Il tempo è una ricchezza che ci è stata sottratta.
-Sono contenta che la pensa come. Anche chi non è andato a scuola può avere dei pensieri giusti, no?
-I pensieri li regala la vita. I libri contribuiscono a perfezionarli.
-Adesso vado a riordinare la cucina. Poi guarderò un po' la televisione, anche se so che mi addormenterò subito. Buona notte, signor Amelio.
-Buona notte anche a lei, Cristina.

9° Capitolo

Anche i gatti pensano

Verso le dieci e trenta, Ludovica chiese a Amelio: -Ti va di fare una passeggiata prima di chiudere la giornata?
-Mi cambio e andiamo.
C'era poca gente in strada. Ma quelli che si accorgevano della gatta, che seguiva passo passo Amelio, si fermavano ad osservarla. Qualcuno sorrideva, qualcuno scrollava la testa.
-A quanto pare, formiamo una bella coppia - osservò Ludovica. -Ti secca che gli altri ci guardino?
-No, gli occhi sono fatti per guardare.
-Andiamo a sederci sulla panchina vicino alla scuola?
-Andiamo.
All'interno dell'edificio scolastico erano accese un paio di luci.
-Di giorno non venivo mai da queste parti - disse Ludovica. -Soprattutto all'ora dell'uscita da scuola. I bambini sono spesso screanzati con i gatti. Di notte è diverso. Questo è il punto più tranquillo del quartiere.
Quando il vento cominciò a soffiare più forte, Ludovica si accostò ad Amelio.
-Ti ricordi di quando a scuola andavi tu? - gli chiese.
-Sì.
-Che bambino eri?
-Uno che se ne stava per conto suo.
-Eri timido?
-No, ero sempre carico di pensieri.
-Anch'io qualche volta penso.
-Cosa pensi, quando pensi?
-Prima pensavo a come dovevo arrangiarmi per sopravvivere in strada. Adesso penso a te. Ma anche a tua moglie. Com'era?
-Buona. Compativa tutti e incoraggiava i più deboli. Aveva imparato a farlo insegnando ai bambini, così mi diceva.
-Che cosa ti manca di più di lei?
-Il suo sorriso.
Il vento diventò più rabbioso, piegava le chiome dei tigli e sbatacchiava i rami di un salice posto al centro del cortile della scuola.
Ludovica saltò in grembo ad Amelio.
-Forse è meglio tornare a casa - gli disse. -Non è serata.
-Hai il pelo tutto arruffato.
-Ti va di dargli una spazzolata prima di coricarti?
-Ho la spazzola giusta.

10° Capitolo

Una spazzolata e una grattatina

Amelio impugnò la spazzola e disse alla gatta: -Sono pronto.
-Usala per il verso giusto.
Amelio mise la gatta sul coperchio del water e cominciò a tirare la spazzola dalla testa alla coda.
-Passala anche sotto il mento - disse Ludovica. -Si sono formati dei nodi e con le unghie non riesco a scioglierli.
Amelio spazzolava con delicatezza, i peli si accumulavano tra i denti di metallo e ogni tanto li rimuoveva. Poi riprendeva.
La gatta chiuse gli occhi e cominciò a fare le fusa.
Finché a un certo punto disse: -Credo che possa bastare. Fammi una grattatina sulla nuca, per favore, mi prude da matti.
La grattatina fu apprezzata con un brontolio di soddisfazione e prima che Amelio riponesse la spazzola, Ludovica gli disse: -Un'ultima cosa. Lavami gli occhi, me li sento cisposi.
Terminata anche questa operazione, Amelio si preparò per andare a letto.
Mentre lui entrava nel bagno, la gatta andò a farsi una lunga bevuta di acqua fresca.
Poi raggiunse Amelio in camera da letto e lo osservò mentre si spogliava, metteva i pantaloni sulla sedia dopo averli ripiegati, appendeva la camicia allo schienale e infine indossava il pigiama.
Prima che si infilasse tra le lenzuola, Ludovica gli chiese: -Hai chiuso bene la porta?
-Naturalmente.
-Non hai dato nessuna mandata, però.
-Non è necessario. Questo è un condominio tranquillo.
-Comunque farò buona guardia. Se avverto manovre sospette sul pianerottolo e dietro la porta, ti sveglio.
Amelio si coricò su un fianco e ripensò alla giornata appena trascorsa. Non era successo niente di eccezionale e rimpianse le sue giornate a scuola, quando non faceva altro che discutere con i suoi alunni irrequieti e scontrosi.
Si ricordò di Marco, che era sempre arrabbiato e vedeva nemici dappertutto.
Una volta Amelio lo aveva incontrato in centro e avevano preso un caffè insieme sotto i portici di piazza San Carlo.
"Ho cominciato a tenere un diario" gli aveva detto Marco. "Prima o poi glielo faccio leggere".
Ma non glielo aveva mai portato.

11° Capitolo

Viaggi e lezioni di vita

La sera dopo andarono a sedersi di nuovo sulla panchina davanti alla scuola.
Il cielo era sereno e Superga spiccava nitida sul cocuzzolo della collina.
Ludovica disse ad Amelio: -Se vuoi andare via per un paio di giorni, me la cavo benissimo da sola. Lasciami cibo sufficiente nella ciotola e molta acqua.
-Non saprei dove andare.
-Non ti piace viaggiare?
-Al contrario. Luisa e io abbiamo viaggiato parecchio. Siamo stati a Parigi e in Cornovaglia, a Madrid e a Salonicco, a Colonia e a Berlino. Ma abbiamo visitato anche molte parti d'Italia, soprattutto il Sud. Luisa era nativa della Puglia e gli alberi d'ulivo erano stati importanti nella sua infanzia. Perciò ogni tanto andava a rivederli. E tu?
-Io cosa?
-A te non piace viaggiare?
-Non mi sono mossa quasi mai da questa zona. Solo una volta mi sono spinta sulla riva del torrente Stura, ma ho rischiato di pagar cara la mia curiosità.
-Che cosa ti è successo?
-Un pomeriggio mi misi a bighellonare lungo l'argine. L'acqua correva vorticosa perché era piovuto molto durante tutta la notte. A un certo punto mi sembrò di veder guizzare un pesce tra le onde. Mi avvicinai all'acqua e stetti a guardare. Il pesce però non si fece più vedere. Stavo per allontanarmi e cercare qualche distrazione da un'altra parte, ma fui travolta da un'onda improvvisa che mi trascinò nel fiume. È la fine, mi dissi, quando mi trovai circondata da mulinelli d'acqua fangosa.
Ma non mi arresi. Cominciai a nuotare alla disperata e poco dopo venni fuori zuppa ma salva. Mi servì da lezione. Era quella che ancora mi mancava, perché ne avevo imparate tante nei miei vagabondaggi tra le strade.
-Non hai avuto una vita facile, allora.
-No, ma è stata una vita libera. Tu stai tutto l'anno a Torino?
-No. A luglio e ad agosto Luisa e io andavamo a trascorrere parte delle nostre vacanze in una casetta vicino al mare.
-Ce l'hai ancora?
-Sì. Ha un bel giardino sul retro, un albero di pruno, dei cespugli di rose, una spalliera di gelsomini.
-Ci andrai anche quest'anno?
-Certo.
-Allora ne approfitterò per vivere un po' all'aperto.
-Ti consiglio di non andare sulla strada, però. Davanti alla casa c'è un rettilineo sul quale si divertono a scorrazzare automobilisti e motociclisti incoscienti.
-Stai tranquillo, ci tengo alla pelle. Come ci andremo? In treno?
-No, in auto. Ho appena rinnovato la patente, ci vedo bene e ho ancora dei riflessi pronti.
-Quanto tempo ci metti per arrivare?
-Almeno quattro ore, se non c'è traffico.
-Le passerò dormendo nel trasportino.

12° Capitolo

Ludovica e l'intruso

Un pomeriggio, alle quattro, Amelio rientrò in casa con una sportina nella quale c'erano una bottiglia di latte, una pagnotta e due etti di carne macinata.
Ma non chiuse bene la porta, anche se era convinto di averlo fatto.
-Eccomi qua - disse entrando in cucina e posando la sportina sul tavolo.
Ludovica stava dormicchiando sul divanetto.
-Ho comprato anche della carne per te- aggiunse.
Ludovica aprì gli occhi, sbadigliò e saltò sul tavolo, per annusare la carne.
-Se continua a fare caldo così, scenderò a fare acquisti la mattina -disse Amelio. -Maggio non è mai stato così afoso. Vado a cambiarmi la camicia.
Amelio andò nella camera da letto e, di colpo, Ludovica tese le orecchie.
Le era sembrato di udire un fruscio sul pianerottolo. Saltò a terra e andò nell'ingresso.
E lo vide. Poteva avere poco più di trent'anni, era vestito elegantemente e impugnava un mestolo da cucina.
Ludovica non si spaventò, si fermò a un passo dall'uomo e gli soffiò contro rabbiosamente.
Quando l'uomo sollevò il mestolo, Ludovica gli saltò addosso e lo graffiò al collo.
-Ah, maledetta! - urlò l'uomo.
E la colpì con il mestolo.
Il colpo non la prese in pieno, ma le tramortì un occhio, quello destro, per la precisione.
Ludovica miagolò forte e Amelio, uscito nel corridoio con la camicia ancora sbottonata, vide la gatta a terra e l'uomo che se la svignava per le scale con una mano al collo e il mestolo nell'altra.
Gli bastò poco per capire cos'era successo.
Chiuse la porta, sollevò Ludovica, diede un'occhiata all'occhio pesto, afferrò il cellulare e chiamò il veterinario cui la gattara gli aveva suggerito di rivolgersi in caso di problemi con la gatta.
-Me la porti subito - disse il veterinario.
Durante il trasporto in auto, Ludovica non fece che lamentarsi.
-Ti fa male? - le chiese Amelio.
-Parecchio. Ho paura che perderò un occhio.
-Non dirlo.
-Non avevi chiuso bene la porta.
-Ero sovrappensiero e non me ne sono accorto. Mi dispiace. Quel mestolo era destinato a me.
-È probabile.
-Siamo quasi arrivati.

13° Capitolo

La piratessa

Il veterinario visitò accuratamente Ludovica, e Amelio seguiva con ansia ogni suo gesto.
-Perderà l'occhio? - gli chiese.
-No, è solo un po' ammaccato. Bisogna che lo tenga bendato per qualche giorno. Spero che sopporti la fasciatura.
-È una gatta ragionevole.
-Le tenga ferma la testa.
Mentre il veterinario prendeva garza e collirio, Amelio bisbigliò a Ludovica in un orecchio: -Ce la farai a portare la benda?
-Per forza - bisbigliò a sua volta Ludovica. -Digli di fare in fretta, voglio tornare a casa.
-Torni fra tre giorni - disse il veterinario ad Amelio, mentre Ludovica entrava nel trasportino. E aggiunse: -Mai visto una gatta così docile e disponibile a farsi trattare. Ha un bel carattere.
Una volta a casa, Ludovica si guardò intorno un po' stranita.
-Come ti senti? - le chiese Amelio.
-Come una che vede con un occhio solo.
-Mi dispiace molto. Poteva andare peggio per tutti e due. Probabilmente mi hai salvato la vita.
-Non esagerare.
-D'ora in avanti farò più attenzione.
-Posso avere da mangiare? Mi è venuta fame.
Amelio riempì la scodella con i croccantini preferiti da Ludovica e la depose per terra in cucina.
Quando si fu saziata, Ludovica saltò in grembo ad Amelio, che si era seduto sul divanetto.
A un certo punto Amelio si mise a ridere, anche se cercò di soffocare il riso.
Ludovica se ne accorse e gli chiese: -Perché ridi?
-Scusami, non volevo. Ma con quella benda sull'occhio, sembri un pirata. Anzi, una piratessa.
-A te non hanno mai bendato un occhio?
-Solo una volta. Ma per gioco, perché dovevo rappresentare il personaggio di Long John Silver dell'Isola del Tesoro in una recita al teatro della scuola. Ti fa molto male?
-Ho solo un piccolo bruciore e un po' di prurito.
-L'uomo che ti ha colpita non dev'essere della zona. Non l'ho mai visto da queste parti. È per questo che si è presentato a volto scoperto.
Amelio si mise ad accarezzare la nuca di Ludovica.
-Primo incidente - disse. -Dobbiamo fare in modo che non ne accadano altri. Prima o poi bisognerà assumere una donna che faccia la spesa e mi aiuti a tenere in ordine la casa.
-Mi adatterò anche a lei. Ma scegli la persona giusta.

14° Capitolo

Sulla spiaggia, all'alba

-Che ne dici di andare al mare? Solo per un paio di giorni. Così do un'occhiata alla casa prima di trasferirci per tutta l'estate.
-Facciamo come vuoi tu - rispose Ludovica ad Amelio un venerdì mattina, dopo che le era stata tolta la benda.
Nell'auto Amelio infilò una lettiera nuova e un paio di sacchi di sabbia.
Per strada non trovarono traffico e in meno di quattro ore arrivarono a destinazione.
Mentre Amelio apriva le finestre, per dare aria alla casa, la gatta andò in giardino e annusò la spalliera di gelsomini.
-Ti piace qui? - le chiese Amelio entrando anche lui nel giardino.
-Si sta bene.
-È il mio posto preferito. Lo era anche di mia moglie. Passavamo ore a leggere insieme, a sonnecchiare, ad ascoltare i fischi dei merli e gli strepiti delle gazze. Domani mattina vorrei portarti in spiaggia prima dell'alba.
-Perché così presto?
-Per veder sorgere il sole. Anche questa era una consuetudine mia e di Luisa. Ci emozionava molto.
-Io preferisco la notte e la luna.
-Nessuno ci impedisce di tornare sulla spiaggia anche domani sera.
La mattina dopo, sulla spiaggia deserta, Ludovica affondava con le zampe nella sabbia e procedeva a fatica.
-Avviciniamoci alla battigia - le disse Amelio - dove la sabbia è più compatta. Manca poco all'alba, ormai.
Quando all'orizzonte affiorò il primo spicchio di sole, ad Amelio si inumidirono gli occhi.
Ad un tratto Ludovica gli disse: -Sta arrivando un cane che non mi dice nulla di buono.
Amelio lo sbirciò da lontano.
Era un cane pastore tenuto al guinzaglio dal padrone.
-Andiamo.
Prima di tornare a casa, Amelio passò a salutare la padrona del bagno.
-Buongiorno, signor Amelio. Come mai è arrivato con tanto anticipo quest'anno?
-Ho fatto un salto per dare aria alla casa. Conto di trasferirmi ai primi di luglio con la gatta.
-E sua moglie?
-Purtroppo, non c'è più.
-Oh, mi dispiace tanto. Ci facevamo delle belle chiacchierate quando veniva nel bar per bere un caffè. Allora solo un lettino quest'anno?
-Metta anche una sedia, è più comoda per leggere.
Quando rientrarono nell'alloggio di Torino, Amelio disse alla gatta: -Non saranno poche le persone che mi chiederanno notizie di Luisa. Aveva molti amici e tutti le volevano bene.

15° Capitolo

Sogni e ricordi

Quella notte Amelio sognò la moglie.
Indossava l'abito che lui le aveva regalato subito dopo le nozze. Nonostante i traslochi, non l'avevano mai smarrito. E adesso se ne stava appeso nell'armadio per sempre.
"Ciao, Amelio".
"Ciao, Luisa".
"Come stai?"
"Convivo con Ludovica. È l'ultimo regalo che mi hai fatto".
"Ne è valsa la pena, no?"
"Sì, ho qualcuno con cui chiacchierare".
"Dovresti andare più spesso in giro, rivedere qualcuno dei tuoi vecchi amici".
"Ho perso i contatti con tutti, ormai, e non ho più voglia di vedere nessuno. Sono stato al mare e avrei voglia di venderla quella casa".
"Perché?"
"Contiene molti ricordi. Quando sono troppi, sono pesanti da sopportare".
"Invece dovresti passarci più tempo. Ricordi quando piantammo i gelsomini?"
"Crebbero in fretta".
"E l'albero di ciliegio?"
"Era meraviglioso. Ma poi dovemmo spiantarlo perché con le sue radici rischiava di sollevare le fondamenta della casa".
"Perché non ne fai piantare uno più piccolo?"
"Non credo che avrei il tempo di vederlo crescere".
"Riguardati e avrai anni sufficienti per vederlo fiorire".
"Ti preoccupi ancora per me?"
"L'ho sempre fatto".
"Mi mancano le nostre chiacchierate, Luisa".
"Mancano anche a me. Ricordi quanto mi piaceva osservare il cielo di notte? Quante domande mi facevo sul senso di quelle miriadi di stelle sopra le nostre teste?"
"Ne hai scoperto il segreto, finalmente?"
"No, e non mi interessa più. Adesso devo salutarti, Amelio. Abbi cura di te".
Amelio si svegliò, aprì gli occhi e guardò la sveglia sul comodino da notte: le due.
La gatta si era fatta un nido ai piedi del letto e lo sbirciava con gli occhi socchiusi.
-Sei sveglia? - le chiese Amelio.
-Mi hai svegliato tu.
-Ho sognato mia moglie e abbiamo parlato anche di te. Provo a riprendere sonno, ma non so se ci riesco. A più tardi.

16° capitolo

Amelio saluta Ludovica

Alcuni giorni dopo, Amelio cominciò a tossire con insistenza. Poi prese a lamentarsi di dolori al petto e alla schiena.
-Cos'hai? - gli chiese Ludovica.
-Devo essermi raffreddato. Forse non mi sono asciugato bene dopo l'ultima doccia.
Quando però cominciò a respirare male, decise di far venire la dottoressa per un controllo.
Lui e Luisa l'avevano scelta come medico di famiglia quarant'anni prima.
-Buongiorno, signor Amelio.
-Buongiorno, dottoressa.
-Sento che sibila. Perché non mi ha chiamato prima?
-Pensavo a un malanno che sarebbe passato da solo.
-Adesso vediamo cos'ha. Ma ho l'impressione che siamo messi male.
Le bastò poco per emettere il verdetto.
-Mi dispiace ma si è beccato una broncopolmonite. Devo farla ricoverare subito in ospedale.
-È proprio necessario?
-È urgente. Faccio venire un'ambulanza.
-Ho bisogno di sistemare alcune cose prima. Andrò al pronto soccorso con un taxi tra un paio d'ore, promesso.
-Questo è il foglio di ricovero.
-Quanti giorni dovrò restare in ospedale?
-Cinque o sei dovrebbero bastare.
Quando la dottoressa andò via, Ludovica uscì da sotto il letto.
-Ho sentito tutto - disse ad Amelio.
-Purtroppo, non posso farci niente. Ma non ti lascio sola. Chiedo a Cristina di occuparsi di te.
Cristina non se lo fece ripetere due volte.
-Non si preoccupi, signor Amelio, ci penso io alla sua gatta.
-È sufficiente che le pulisca la lettiera la mattina, le cambi l'acqua almeno due volte al giorno e le dia da mangiare verso sera.
-Sarà fatto tutto a puntino. Lei pensi a guarire. Approfitterò della sua assenza per fare una pulizia generale dell'appartamento.
-La pagherò al mio ritorno per i suoi servizi. Ecco le chiavi dell'alloggio.
Amelio mise in una valigetta il necessario per un soggiorno di pochi giorni in ospedale, poi si sedette sul divanetto della cucina con Ludovica al fianco e le disse: - Cinque giorni passeranno in fretta, ma vedrò di farmi dimettere prima. Cristina non ti lascerà nei pasticci.
-Vedi di guarire rapidamente, altrimenti qui sarà una noia.
Amelio accarezzò a lungo la gatta sul dorso e sulla nuca.
Quando uscì di casa, Ludovica andò a infilare la testa tra le sbarre del balcone che dava sulla strada.
Al momento di salire nel taxi, Amelio alzò gli occhi e le fece un ultimo saluto con la mano.

17° capitolo

Cristina parla da sola

Il mattino dopo, Cristina entrò nell'appartamento di Amelio in punta di piedi.
-Sono io, tranquilla - disse alla gatta, che se ne stava sul divanetto in cucina, mezzo addormentata.
-Vado a controllare subito la lettiera - continuò Cristina. -Posso farti una carezza? Attenta a non graffarmi, però.
Ludovica si lasciò accarezzare senza reagire.
-Hai un bel pelo lucido. Si vede che Amelio ti tratta bene. Non potevi finire in una casa migliore. A volte ho l'impressione di sentirlo parlare da solo. A meno che non parli con te. Le persone parlano spesso con i loro animali. Hai degli occhi impressionanti, sai? Sappi che io non ho nessun pregiudizio verso i gatti neri. Non sono mai stata superstiziosa, se è per questo.
Mezz'ora dopo, la lettiera era tornata pulita, l'acqua era stata cambiata, il letto di Amelio rifatto.
-Do una lavata al pavimento -gridò Cristina rivolta alla gatta.
Ludovica saltò giù dal divanetto e andò a sporgersi dal balcone del soggiorno. La portafinestra era rimasta socchiusa tutta la notte ed era uscita più volte per esaminare la strada illuminata dai lampioni.
Purtroppo, aveva dovuto rinunciare alla sua passeggiata serale e avrebbe dovuto farne a meno anche nelle prossime sere. Chissà se Amelio sarebbe stato assente cinque giorni, come aveva detto, o se lo avrebbero trattenuto più a lungo in ospedale.
Comunque, per qualche giorno doveva rassegnarsi a vivere come una prigioniera. Non le restava altro da fare che dormire e mangiare.
-Ecco fatto - disse Cristina un'ora dopo, tornando in cucina. -Non era sporco come credevo. Il signor Amelio è ancora in gamba. Chissà se lo sarò anch'io alla sua età. Ho un dolore alla schiena che mi dà un fastidio, ma un fastidio, che a volte mi impedisce di dormire. Dovrei andare dal medico, per capire di cosa si tratta. E invece continuo a sperare che il dolore passi. Sono sempre stata così. Ma ormai ho più di cinquant'anni e devo smetterla di comportarmi come una bambina. Come vedi, anche io parlo da sola. Da come mi guardi, ho proprio l'impressione che mi capisci. Ti lascio perché devo andare a cucinare. Ci vediamo prima di cena.

18° Capitolo

A guardia della casa

Ludovica andò nel soggiorno. Ma Cristina aveva chiuso la portafinestra e non poteva più sporgersi dal balcone.
Allora andò nel bagno. Qui la finestra era rimasta socchiusa. Con qualche contorsione, riuscì a saltare sulla mensola di marmo e a guardare sulla strada. Il vano della finestra era protetto da una zanzariera.
-Luisa odiava mosche, insetti e ragni - le aveva raccontato Amelio. -Perciò almeno i bagni volle proteggerli con delle zanzariere. Le sollevava soltanto per dare un'occhiata al nido che le rondini avevano costruito sotto la grondaia. A Luisa piaceva il chiasso che facevano quando tornavano al nido con il cibo per i piccoli appena nati.
Ludovica ascoltava sempre volentieri Amelio quando si abbandonava ai suoi ricordi.
Dov'era in quel momento? Chi si stava prendendo cura di lui? Continuava a tossire?
Tornò in cucina e si allungò sul divanetto. Annusò l'aria ma non percepì gli odori cui era abituata. Cristina aveva esagerato con i suoi detersivi e il loro intenso profumo le irritava il naso.
Stava cercando di addormentarsi, quando udì dei passi sul pianerottolo. Rizzò le orecchie e andò ad appostarsi dietro la porta. Fissò gli occhi sulla maniglia e attese. Forse un malintenzionato aveva saputo che Amelio era andato in ospedale e voleva approfittare della sua assenza per entrare in casa?
Era meglio che non ci provasse.
Qualcuno premette il pulsante del campanello. Poi una voce giovanile disse: -Vogliamo proporle un nuovo contratto per l'energia elettrica e il gas. Ci permetta di illustrarglielo.
Un'altra voce disse: -Non c'è nessuno.
-C'è, c'è. È che sono così diffidenti questi anziani.
-Lascia perdere, scendiamo al piano di sotto. Ho visto che ci sono i panni stesi al balcone. Ci sarà sicuramente qualcuno in casa.
I due scesero per le scale e Ludovica tornò sul divanetto.
In attesa che Amelio ritornasse, avrebbe fatto buona guardia alla casa.

19° Capitolo

Ludovica in fuga

All'ora di cena, Cristina si presentò puntuale.
Girò la chiave nella toppa, entrò, richiuse e si annunciò: -Eccomi.
Andò in cucina, vide che la gatta dormicchiava sul divanetto e disse: -Avrai fame, immagino. Ci sono qua io. Se mi prendo un impegno, lo mantengo. Poi, devo dirti la verità, il signor Amelio mi sta simpatico. Non è uno di quei vecchi brontoloni che ti fanno venir voglia di scappare quando si avvicinano. Anzi, con me è sempre stato gentile. Pensa che una volta mi fece un piccolo prestito, e quando andai per restituirglielo, non lo volle.
Stasera andrò a trovarlo in ospedale. Andrò a rassicurarlo che è tutto a posto e che mi sto prendendo cura di te. Che ne dici di una scatoletta di tonno, per cominciare? Il signor Amelio mi ha detto che è uno dei tuoi cibi preferiti.
Cristina prese una scatoletta di tonno dallo stanzino, ne rovesciò il contenuto in un piattino e lo mise accanto alla ciotola dell'acqua.
-È tutto pronto - gridò alla gatta, che però restava in cucina, indifferente.
Cristina andò a trovarla.
-Cos'hai? Non hai fame? Sei triste perché il tuo padrone non c'è? Tornerà. Vuoi che mi trattenga ancora un po'? Se stanotte non stai bene, miagola forte. Io ho il sonno leggero e ti sentirò attraverso la parete.
Qualche minuto dopo, Cristina si diresse verso la porta per tornarsene a casa.
Ludovica saltò giù dal divanetto e la seguì.
-Ti sei svegliata del tutto, finalmente - le disse Cristina chinandosi a farle una carezza sulla nuca. -Ti auguro una buona notte. Se dopo aver mangiato il tonno hai ancora fame, puoi saziarti con i croccantini.
Ma quando aprì la porta, Ludovica con un guizzo si lanciò sul pianerottolo e si precipitò per le scale.
Era successo tutto così all'improvviso, che Cristina rimase a bocca aperta per una manciata di secondi, prima di gridare: -Cosa fai? Torna subito indietro, per favore.
Ma Ludovica aveva già raggiunto il pianterreno. Il portone era aperto e uscì in strada.
-Oh, no, e adesso cosa faccio?
Cristina impallidì, si fece immensamente triste e ripeté: -E adesso chi lo dice al signor Amelio? Penserà che è stata colpa mia, che non mi sono presa cura della sua gatta come mi aveva raccomandato. Ma chi poteva immaginare una cosa del genere? Se solo l'avessi sospettato, non mi sarei fatta giocare così. Perché l'ha fatto? Non le ho dato nessun motivo per scappare. L'ho trattata con tanto riguardo. Forse è stata una sbandata. Forse tra poco ritorna. Vado a dare un'occhiata in strada.
Cristina chiuse la porta, prese l'ascensore e due minuti dopo si mise a perlustrare il marciapiede davanti al portone.
Chiese alla panettiera, alla merciaia e alla cartolaia, i cui negozi si affacciavano sulla strada, e al farmacista che non metteva mai il naso fuori dalla farmacia.
-Avete visto la gatta del signor Amelio?
-No.
-Non sapevamo nemmeno che ne avesse una.
Un ragazzino che stava affacciato al balcone del secondo piano, disse a Cristina: -Io l'ho vista.
-Dove?
-Ha svoltato in corso Giulio Cesare, subito dopo il semaforo.
-Sei sicuro che fosse lei?
-Era nera?
-Sì.
-Allora si farà mettere sotto da un'auto.

ARRIVEDERCI AL 16 SETTEMBRE CON LA SECONDA PARTE
DELLE AVVENTURE DELLA GATTA LUDOVICA

© Angelo Petrosino. E' vietato riprodurre su altri siti o piattaforme anche piccole parti del testo senza il consenso esplicito dell'autore. Le illustrazioni sono di Sara Not e protette da copyright.