la pagina di valentina
la pagina di antonio

© Angelo Petrosino. E' vietato riprodurre su altri siti o piattaforme anche piccole parti del testo senza il consenso esplicito dell'autore. Le illustrazioni sono di Sara Not e protette da copyright.

STORIE DI BAMBINI D'OGGI

Torna alla pagina precedente

Lettere sulle "Storie di bambini d'oggi"

Caro Angelo,
la nostra cantina è zeppa di cianfrusaglie. Io ci sono scesa solo una volta per portare su le statuette del presepe e un piccolo albero di Natale luminoso con fibra ottica, non so se conosci.
Laggiù finiscono anche libri di scuola, contenitori di computer e televisori, secchi di calce, bastoni di tende eccetera.
Ma di sicuro altre persone ripongono nelle cantine anche roba da mangiare o da bere. Una volta ho visto un signore del terzo piano che portava in cantina dei bidoni di vino.
E qualcuno deve avere anche del formaggio stagionato, mi ha detto un giorno mio padre, perché si sente un odore che non ti sbagli.
Come nel racconto RENATO SI NASCONDE, questo attira i topi, secondo me. Però l'amministratore del condominio fa fare la disinfestazione più volte all'anno. E forse i topi non ci sono. Comunque in cantina preferisco non scendere e non mi è mai venuta l'idea di andare a nascondermi come a Renato.
Carla

Caro Angelo,
il racconto LE PASSEGGIATE DI MARINA mi ha messo un po' di nostalgia. Anche Bologna, come Torino, ha i portici. E prima che scoppiasse questo virus come una bomba, anch'io andavo a passeggiare con mio papà il sabato pomeriggio. Ma certe volte anche in altri giorni della settimana, per mangiare un gelato insieme e altre cose così.
Purtroppo, adesso non lo possiamo farlo più. Anche a me, come a Marina, è capitato di incontrare dei senzatetto. Ma sinceramente non mi sono mai fermata a parlare con qualcuno di loro e non ho mai pensato di invitarne uno a casa.
Farò leggere il tuo racconto anche a mio padre e voglio vedere come reagirà.
Ciao
Linda

Caro Angelo,
mi è piaciuto il racconto LEONARDO, IL FIGLIO DELLO SCRITTORE.
Anch'io vorrei fare la scrittrice da grande. Scrivo storie sin da quando facevo la prima elementare e la mia maestra usava le mie storie per insegnare a leggere ai miei compagni. Io avevo imparato da sola a cinque anni.
Non sono una che inventa trame fantastiche. Più che altro racconto storie della vita d'ogni giorno. Infatti, sono una brava osservatrice. Lo dice la mia maestra Ornella e me lo conferma mio papà, che mi incoraggia caldamente a coltivare la scrittura. Lui crede davvero in me e dice che un giorno potrei realizzare il mio sogno di scrivere in modo professionale.
Me lo auguro. Quando racconto, mi sento come librare nell'aria e guardo il mondo dall'alto per osservarlo meglio, non so come spiegarmi.
Devo ammettere che leggere i libri di Valentina mi sostiene molto nella mia aspirazione.
Recentemente ho letto il libro di Valentina intitolato UN SOGNO TRA LE RIGHE e ho trovato molti spunti per inventare altre storie.
Continui a scrivere e non smetta mai.
Rossella

Cara Rossella,
ho sempre incoraggiato i miei alunni a scrivere, fornendo loro occasioni, pretesti, stimoli per farlo.
Il dono e la pratica della scrittura arricchiscono la nostra vita, ci rendono più padroni di noi stessi, più capaci di comprendere le vite degli altri.
I libri di Valentina invogliano tanti lettori e tante lettrici(soprattutto) a scrivere, spinti dalla naturalezza e dalla semplicità con cui la protagonista si racconta.
Sono d'accordo con tuo papà. Continua a coltivare con passione la scrittura e un giorno forse potrai vedere in libreria i libri scritti da te e acquistati dai lettori che li ameranno.
È successo così anche a me. Tu sei più precoce, però, perché io cominciai a sognare di fare lo scrittore più tardi, a partire dai quattordici anni. Un sogno che non ho mai abbandonato, fino a realizzarlo venticinque anni dopo.

Caro Angelo,
hai fatto bene a scrivere una storia che ha per protagonisti due gemelli e a dire che ci sono delle differenze tra loro che non riguardano l'aspetto fisico.
Io e mia sorella Linda siamo gemelle. E anche se ci piace a volte vestirci allo stesso modo, siamo abbastanza diverse per carattere.
Io, per esempio, sono molto allegra ed esuberante. Lei, invece, è abbastanza timida e riservata e non dà molta confidenza alle persone.
Con me è diverso, perché parliamo spesso delle cose che ci riguardano, dalla scuola alle amicizie che facciamo in piscina o al corso di danza.
Io non ho un diario personale, lei invece sì. Non le ho mai chiesto di farmelo leggere, ma Linda dice che, prima o poi, me lo passerà.
Io scherzo molto con mio padre, lei invece è più legata a nostra madre.
A tutte e due, però, piace leggere, anche se abbiamo gusti diversi. Insomma, chi ci vede la prima vota può anche credere che siamo uguali in tutto. Invece non è così.
Ma ci vogliamo bene e possiamo contare sempre una sull'altra.
Abbiamo dieci anni.
Prima di mandarti questa lettera, l'ho fatta leggere anche a Linda, per chiederle se fosse d'accordo a spedirla. Ha detto di sì e allora la firmo con il mio nome e con il suo.
Tonia e Linda

Care Tonia e Linda,
quando insegnavo ho avuto delle gemelle in classe in un paio di occasioni. In un caso erano entrambe mie alunne, in un altro i loro genitori chiesero alla direttrice di separarle, perché temevano che facessero i confronti fra loro durante le ore di lezione e di apprendimento.
Poiché i miei alunni si confidavano spesso con me a proposito dei loro piccoli o grandi problemi personali, dalle gemelle che ho conosciuto ho appreso molte cose.
Ecco perché anche il racconto MAURO E IL FRATELLO GEMELLO è stato ispirato, tutto sommato, da un ricordo di scuola.
Angelo

Caro Angelo,
il racconto CATERINA E IL REGALO DI COMPLEANNO per me è un po' misterioso, ma anche molto dolce.
Ti spiego.
Del bambino chiamato Pietro non si sa niente. Chi è? Dove abita? Com'è la sua famiglia? Ho capito che ha una mamma. Infatti, è lei che innaffia i fiori di geranio. Ma ha anche un padre?
E poi ho capito un'altra cosa. Che deve essere povero, altrimenti avrebbe portato un regalo a Caterina.
Però le regala un fiore. E questo è molto bello. Perché quello che conta è il dono, non il suo valore in soldi, no?
Mi è piaciuto molto che Caterina per non fargli fare una brutta figura con i suoi compagni, ha detto una bugia.
È stata buona e intelligente. Sinceramente, io al suo posto avrei fatto lo stesso, non lo dico per vantarmi.
Ah, mia madre la pensa come me. E il racconto è piaciuto anche a lei. Ha detto che sei una persona sensibile. Ti piace come complimento? Volevo dirti che mia madre è rumena.
Ciao
Irina

Cara Irina,
mi hai scritto proprio una bella lettera. Hai analizzato con molta precisione e perspicacia il mio racconto.
Le tue osservazioni mi hanno fatto capire che sei una bambina acuta e riflessiva, ma anche molto sensibile.
Quindi ricambio i complimenti.
Salutami tua mamma.
Angelo

Caro Petrosino,
ho letto con un sorriso il suo racconto ROSETTA LA SECCHIONA.
Sono una nonna molto anziana e ho ripensato a quando andavo a scuola io. Mia madre mi raccomandava di studiare con impegno perché per me andare a scuola era un privilegio. Tante bambine restavano in casa ad aiutare in famiglia e la scuola era un di più che non potevamo permettersi.
Consapevole di ciò, studiavo a testa bassa per ottenere i voti più alti possibile e offrirli a mia madre come un segno di riconoscenza. In realtà studiavo anche con gusto. I libri di scuola erano gli unici libri dei quali disponevo e nelle loro pagine cercavo risposte a curiosità crescenti. Deve capire che nel paese dove abitavo la televisione era di là da venire. L'unica risorsa di informazione sul mondo era rappresentata dalla radio. Benché poveri, mia madre aveva voluto farsi e farci questo regalo con enormi sacrifici.
Ad ogni modo, a scuola nessuno dei miei compagni mi ha mai accusata o presa in giro per la smania con cui studiavo per essere prima in tutte le materie.
Per mia fortuna, avevo una maestra che non commetteva l'errore di lodare in pubblico i miei voti, suscitando risentimenti o invidia negli altri alunni.
Ma in privato mi faceva i suoi complimenti e si augurava che potessi proseguire gli studi.
Purtroppo, non accadde, perché a 14 anni anch'io smisi di studiare per mancanza di risorse economiche. Ma non smisi di coltivarmi e trovai sempre il tempo di leggere dei libri grazie alle biblioteche circolanti del tempo.
Nonna Concetta

Cara Concetta,
la sua lettera mi ha riportato alla mente un'epoca e una esperienza simili alle sue.
Io ero un maschio e in casa mi raccomandavano di essere sempre promosso a scuola, altrimenti mi avrebbero messo a lavorare per aiutare in famiglia.
Non sapevo se prendere sul serio quell'invito che non aveva mai il sapore di una minaccia, ma di un richiamo alla mia responsabilità di bambino con un padre alla ricerca costante, e spesso vana, di un lavoro.
Ero così cosciente della situazione, che molti pomeriggi mi impiegavo come garzone ora da un barbiere, ora da un sarto, ora da un falegname, sia per prefigurarmi un possibile mestiere in futuro, sia per guadagnare qualche lira da portare a casa e per acquistare i fumetti dei quali ero diventato un appassionato cultore.
A scuola studiavo, ma non con l'impegno da lei profuso. Personalmente imparavo molto di più con la mia avventurosa vita nelle campagne, osservando puntigliosamente la natura.
La passione per i libri arrivò molto più tardi, quando al mio ritorno da Parigi, dov'ero emigrato con i miei, imparai l'italiano come una seconda lingua.

Caro Angelo,
ho appena letto il tuo nuovo racconto GAETANO, UNA GUIDA IN OSPEDALE.
Mi ha molto emozionata. Ispira fiducia, ricorda la forza d'animo dei bambini nell'affrontare prove che a un adulto sembrerebbero eccessive.
I bambini hanno dalla loro il coraggio di chi sa guardare lontano, perché il futuro è ciò che conta quando fai i primi passi nella vita.
Questo racconto ci voleva proprio in questo momento ed è un'altra dimostrazione di come sai sempre calarti nei panni di piccoli e grandi e sai dar voce ai loro bisogni e alle loro speranze. Grazie
Maestra Flavia

Caro Angelo,
io ho letto tutte le storie e quella che mi è piaciuta di più è la storia di Cristiano va a scuola da solo, perché anche io vorrei andare a scuola da sola ma i miei genitori non mi lasciano perché dicono che sono ancora piccola.
Sono tanti giorni che stiamo a casa per il virus che c'è in giro e vorrei tanto ritornare a scuola a studiare, a giocare e divertirmi con la mia maestra e con i miei compagni di scuola.
Un caro saluto e spero che ci rivediamo presto.
Elsa

Caro Angelo,
i racconti che stai scrivendo sui "bambini di oggi", mi stanno piacendo molto.
Ogni giorno la maestra Anna dedica un racconto ad un bambino/a. A me non ne ha ancora dedicato nessuno, spero che in futuro me ne dedichi uno.
Il racconto che mi è piaciuto di più si intitolava "Emilio cuor contento" mi piaceva perché mi rispecchio in Emilio, perché come lui sono sempre felice. Un saluto da
Mattia

Caro Angelo, a me è piaciuto molto il racconto di Cristiano che ha aiutato un cieco ad attraversare la strada. Anche io lo avrei fatto. Cristiano è come me: non mi piace che qualcuno butti la spazzatura in giro e che non si aiutino le persone a vicenda. Anche a me piace camminare e scoprire nuove cose. Un saluto da
Lorenzo

Caro Angelo,
a me è piaciuto tanto il racconto di Lara e dell'usignolo. È triste quando sai che qualcuno a cui vuoi bene non è contento e faresti di tutto per vederlo felice, proprio come ha fatto Lara con il suo uccellino, lo ha liberato anche se le è dispiaciuto. Io ho capito che bisogna sempre cercare di capire le altre persone senza pensare solo a quello che piace fare a noi ma anche quello che farebbe piacere a loro, perché vuoi loro bene.
In questi giorni che non andiamo a scuola mi mancano i miei compagni e le mie maestre, spero che presto tutto torni come prima.
Con affetto.
Aurora

Ciao Angelo,
sai che mi è piaciuto tanto il tuo racconto "Bruno non ha paura del buio"? Mi ha fatto capire che anche io non devo avere paura del buio. Sai che io dormo in un letto altissimo? È un letto a soppalco e dormo con mia sorella. Mia mamma mi lascia sempre una piccola luce accesa la notte perché ho un po' paura quando mi sveglio di non vedere niente. Mia mamma me la lascia accesa tutta la notte e io mi sento più sicuro. Mia mamma mi dice sempre che non devo avere paura del buio perché casa mia è il posto più sicuro però a volte quando mi sveglio la notte ho lo stesso un po' paura ma come faceva Bruno nel tuo racconto non dico niente e per avere meno paura penso a cose belle.
Ciao Angelo a presto
Manuel

Ciao, sono Edoardo, mi piacciono molto i tuoi racconti soprattutto quello che parla del vecchio gatto spelacchiato e senza un occhio che viveva da anni abbandonato in un gattile. Se fossi stato nei panni di quel bambino avrei fatto la stessa cosa perché mi avrebbe fatto tenerezza.
Ho pensato anche a una cosa a cui puoi ispirarti se vorrai...
Parla di un bambino che cerca di salvare il mondo facendo la raccolta differenziata non solo a casa sua ma anche quando è in giro con i suoi amici o quando va in vacanza.
Lo fa perché quando diventerà grande saprà di aver fatto una cosa bella ed importante per il mondo.
Cordiali saluti.
Edoardo

Caro Angelo stamattina la maestra Anna ha letto un racconto intitolato "Cristiano va a scuola da solo" e leggendo mi sono riconosciuto in questo racconto!, proprio perché la mattina faccio anch'io un bel pezzo di strada per raggiungere la mia scuola a Druento perché abito a Caselle , per fortuna ancora per poco! Anche se la percorro in macchina osservo lo stesso paesaggio ma ogni giorno è diverso!.ad esempio la catena montuosa delle Alpi a volte è innevata e a volte non si vede per la foschia, e il Monviso mi sembra sempre molto vicino.
Il vantaggio di fare un po' di strada in più mi permette di ripassare la lezione.
Grazie Angelo dei tuoi racconti insegnano sempre tante cose.
Al prossimo racconto
Gabriele

Il racconto "Carla abbraccia gli alberi" mi è piaciuto molto perché anch'io a volte abbraccio gli alberi. Nel mio giardino ci sono un acero e un ciliegio, nel giardino dei miei nonni ci sono un ciliegio e un albero di "ramasin" (prugne piccole) che mia nonna usa per fare la marmellata. Nel paese dove abito ci sono tanti alberi:
pini, noci, robinie, platani, querce e soprattutto prugne selvatiche che in estate riempiono i marciapiedi dei loro frutti simili a olive nere.
Un saluto.
Anita

Ciao, Anita.
Da bambino sono vissuto in campagna e la mia consuetudine con gli alberi era quotidiana e affettuosa. Erano per lo più alberi da frutto: mandorli, ciliegi, peschi, peri, albicocchi. Ma anche ulivi secolari dai tronchi contorti, che sembravano giganti stanchi.
A nessuno di quegli alberi ho mai inferto una ferita. Erano essi che mi davano il senso delle stagioni: fiorivano in primavera, erano rigogliosi di foglie e di frutti in estate, si spogliavano lentamente in autunno, si denudavano in inverno addormentandosi.
Insieme al senso delle stagioni, mi offrivano l'esempio del tempo che passa, ci trasforma e ci cambia.
Li abbracciavo anch'io come fa Carla e come fai tu, che hai la fortuna di avere un giardino e di vivere in un paese dove la natura si manifesta in pieno e non si nasconde in qualche cortile segreto di città.
Dalla tua lettera, dalle tue precise annotazioni, ho capito che sei una grande osservatrice. Molti bambini che vivono in città, tra l'asfalto e il cemento, di alberi spesso ne vedono pochi, non ne conoscono i nomi e l'identità. Perciò stanno perdendo la capacità di soffermarsi sia sui particolari meno vistosi, sia su quelli più appariscenti della natura.
Col mio racconto, ho voluto sollecitarli ad essere più attenti alle piante, senza le quali il nostro mondo semplicemente non potrebbe esistere.
Angelo

Caro Angelo,
i tuoi racconti ci stanno dando un grande aiuto in questi giorni in cui facciamo scuola da lontano ai nostri alunni. Ti scrivo anche a nome delle mie colleghe.
O li leggiamo in video ai bambini, o raccomandiamo loro di farne una lettura personale. In un certo senso è confortante e rassicurante trovarne uno ogni giorno.
Pensavamo che, essendo i bambini a casa, avresti interrotto la pubblicazione, in attesa del loro ritorno nelle aule, visto che leggiamo le tue cose a scuola per iniziare la giornata.
Con le tue storie ci dai tanti spunti di riflessione e di discussione.
Tuttavia, non ce ne serviamo per fare solo dei compiti, ma per ragionare sulla vita dei bambini, visto che sono essi i protagonisti delle storie che stai pubblicando sul sito.
Continua a scrivere e non lasciarci sole.
Maestra Giovanna

Cara Giovanna,
non ho interrotto la pubblicazione dei racconti perché, oltre l'uso che se ne fa a scuola, c'è quello che se ne fa in casa.
Padri, madri e nonne, infatti, li leggono ai loro figli o nipoti. In questi giorni tutti esaltano le potenzialità del web e del computer nel fare scuola e nell'insegnare in modo diverso a distanza.
Considerata la situazione eccezionale che stiamo vivendo, va senz'altro bene così.
Ma io spero che si torni presto alla normalità. A quella che consiste nello stare insieme in un'aula scolastica, nell'ascoltarsi a vicenda, nel confrontarsi guardandosi negli occhi, chiedendo a voce spiegazioni, facendo domande e ottenendo subito risposte.
Si insegna non soltanto comunicando nozioni, illustrando schemi, fornendo dati.
La presenza fisica dell'insegnante, il rapporto faccia a faccia con i bambini sono indispensabili per crescere senza trasformarsi in scatole e contenitori di informazioni e abilità meccaniche.
Altrimenti incoraggeremo una pericolosa solitudine e il distacco emotivo tra le persone.

Caro Angelo,
in queste settimane non si fa altro che parlare di corona virus come di una grande tragedia nazionale. Io ne vivo le conseguenze direttamente sulla mia pelle e sulla mia vita quotidiana. Sono una insegnante, vivo in Lombardia, non sto a specificarle dove, e mi sento defraudata del mio mestiere.
Senza alunni, è come vivere in un limbo. Non mi sto godendo una vacanza. Il clima intorno a me è di disagio, di pericolo costante, di paura. Un'esagerazione. A parole tutte(o quasi) le persone che conosco lo ammettono. Ma nella pratica, si è come in attesa del giudizio universale che spazzerà via parecchi, se non tutti.
In questo modo, non riusciamo a guardare più oltre la cerchia della nostra esperienza immediata e personale.
Per esempio, facciamo calare il buio sulle immagini terribili di disperazione(vera)che ci vengono dal confine tra Turchia e Grecia: uomini, donne, bambini in balia di una totale incertezza sul loro futuro e in pericolo immediato di vita: reale, non immaginato, previsto, temuto come il corona virus.
Io mi occupo di volontariato non per sentirmi buona e con la coscienza a posto, ma perché voglio conoscere da vicino esperienze che mi riguardano come essere umano.
Oggi ho letto il tuo racconto SAMIR HA LA PELLE NERA e mi sono commossa. Mi ha molto toccata la tua frase "in ogni donna c'è abbastanza amore per i suoi figli e per quelli degli altri in caso di necessità".
Non si poteva dire meglio. Che almeno i bambini, che non sono stati ancora contagiati dall'indifferenza, possano essere incoraggiati a esercitare il dovere dell'empatia verso i loro coetanei più sfortunati e più deboli.
Credo che il tuo racconto aiuti, e molto.
Grazie
Liliana

Cara Liliana,
permettimi di non aggiungere nulla alla tua lettera. Hai parlato anche per me.
Angelo

Buongiorno maestro Angelo,
Oggi le scrivo da casa perché purtroppo la scuola è chiusa e siamo in vacanza forzata.
Ho letto tutti i suoi racconti e ogni volta mi sento una sua alunna. Ho la curiosità che hanno i miei ragazzi quando a scuola li leggiamo dalla Lim.
Vent'anni fa sono arrivata dal Sud a Torino ed ho fatto qualche anno di supplenza alla DD Frank di Torino. Si parlava molto del maestro Angelo Petrosino ed ho iniziato a leggere i suoi racconti che trovavo di una lettura scorrevole con contenuti interessanti. Era un mio desiderio poterla conoscere, ma non sono mai riuscita. Quest'anno, finalmente è arrivato il momento perché lei verrà alla Frank di Leini nel mese di maggio!!. Se staremo ancora a casa a causa del virus , attuerò lo " Smart working" con i miei alunni; userò i suoi racconti per fare attività d'italiano .Le sue letture hanno catturato da subito la loro attenzione...è bello vederli così attenti...in quinta sono sempre distratti da ciò che li circonda! Ha avuto una bellissima idea; è un maestro all'avanguardia che capisce le esigenze dei giovani.
Aspetto con ansia il prossimo racconto.. i primi dieci tutti belli, ma quello dell'usignolo e' "super"
Buon fine settimana
Cari saluti
Maestra Pina

Cara Pina,
mi piace l'entusiasmo che ti accompagna nel tuo lavoro. Ce n'è bisogno quando si fa un mestiere come il nostro.
E' quello che ha contrassegnato i miei quasi 40 anni di insegnamento.
Non ho mai perso la sintonia con i miei alunni e i miei lettori perché mi piace raccontare la crescita in una società
che cambia velocemente e condiziona le vite e i comportamenti dei più piccoli più di quanto faccia con gli adulti.
Le mie storie, oltre a coinvolgere emotivamente, sono anche un mezzo per meglio comprendere la propria posizione
in un mondo in rapida evoluzione.
Sarò felice di incontrarti e spero che avremo altre occasioni per dialogare.
Il racconto su Lara e l'usignolo ha colpito piccoli e grandi. È un inno alla libertà che i bambini capiscono benissimo.
Salutami i tuoi alunni.
Un caro saluto
Angelo

Caro Petrosino,
nei mesi scorsi ho letto Le avventure della gatta Ludovica con le mie due nipotine. E adesso stiamo leggendo insieme i suoi racconti.
Virginia e Rebecca hanno dieci anni e, oltre che fisicamente, sono uguali anche per carattere. Le accompagno quando vanno a scuola e le riprendo quando escono alle quattro e mezza.
Stanno con me gran parte del pomeriggio e a volte ceniamo insieme, perché i loro genitori tornano tardi dal lavoro.
Mia figlia un anno fa mi ha regalato un computer e le bambine mi hanno insegnato a usarlo. Non so dove hanno acquistato tanta competenza. Forse a scuola, forse da sole.
Quando erano piccole, leggevo o raccontavo loro molte storie a voce. Oggi, tra me e loro, si è messo di mezzo un computer.
Accetto la situazione, perché i tempi sono questi, ma continuo a regalare loro libri di carta.
Ecco perché aspetto l'uscita in libreria delle Avventure della sua gatta Ludovica, per regalargliene una copia a testa. Ciascuna, infatti, vuole avere la sua.
Spero che raccolga in un libro anche questi racconti. Le mie nipoti aspettano di leggerne altri in cui le protagoniste siano delle bambine.
Hanno entrambe una forte personalità, ma pur essendo sicure di sé, non sono presuntuose.
Per quello che ho potuto, le ho educate ad avere una bella autostima, ma anche ad essere disponibili verso gli altri.
Almeno finora, non sono scontenta del risultato. Ma cambiano in fretta, lo so. Presto avranno delle amiche che condizioneranno i loro comportamenti più di quanto non potrò fare io.
Ma non sono pessimista, i ragazzi sono migliori di quello che crediamo.
Non so perché le ho rivolto questo piccolo sfogo che ha molto di personale. Forse perché i suoi racconti esprimono fiducia nei bambini.
Grazie per averli scritti.
Nonna Rossella

Cara Rossella,
i nonni tornano spesso nei miei libri e nelle mie storie. Erano importanti ieri e sono ancora più importanti oggi nella vita dei bambini.
E non solo da un punto di vista pratico, perché vanno a prenderli a scuola, li intrattengono finché tornano i loro genitori, li seguono a volte nelle loro attività extra scolastiche.
Sono nonni( e nonne) più attivi, dinamici, più desiderosi di "contare", anche se questo significa affrontare fatiche  e sacrifici.
Quando insegnavo, ne avevo sempre qualcuno a disposizione che mi accompagnava nelle uscite in città, nelle visite ai musei, alle lezioni di nuoto in piscina, nelle gite di un giorno in cascine didattiche o in collina(sto parlando di Torino e dintorni).
Il suo impegno con Virginia e Rebecca è encomiabile. Le accudisce, ma altresì le educa.
Anche a sviluppare il gusto della lettura, una delle forme più alte di educazione della personalità. Complimenti a lei e fortunate le sue nipoti.
Condivido la sua fiducia nei bambini. L'ho sempre avuta da insegnante e da scrittore di libri per ragazzi.
Nelle mie storie mi piace rappresentare infanzie aperte e coraggiose, desiderose di mettersi in gioco nel gran gioco della vita.
E sono molto contento quando mi vedo seguito con partecipazione e affetto da parte dei miei lettori.
Sanno che con loro non baro mai e me ne sono grati.
Questo è accaduto anche con le avventure della gatta Ludovica, che, alla fine, è la voce di una infanzia libera, curiosa, senza pregiudizi e desiderosa di rendersi utile agli altri.
Un caro saluto
Angelo

Caro Angelo,
il maestro del racconto sul bambino distratto ha fatto bene a tranquillizzare la madre.
Dato che ero distratta anch'io da piccola, non me la prendo troppo quando vedo uno dei miei figli che ha spesso la testa per aria.
È il più piccolo dei miei tre figli, ha otto anni e i suoi fratelli gli dicono di tornare sulla terra ogni tanto.
Emanuele, così si chiama, sembra assente da tutto ciò che avviene intorno a lui. Ma è una falsa impressione, perché all'improvviso mi fa domande su domande su un episodio che mi era sfuggito.
Chissà quanti bambini come mio figlio, o il Luigi del racconto, avrà avuto nelle sue classi.
Grazie per queste letture
Marisa

Cara Marisa,
oggi tutti chiedono troppe cose ai bambini. A casa, in classe, nelle attività che svolgono dopo la scuola. La loro vita è troppo piena, non hanno buchi nei quali infilarsi, per essere un po' soli con sé stessi.
La distrazione, a volte, è un bell'espediente per sottrarsi a troppe pressioni e troppi condizionamenti.
Il distratto, spesso, è la persona meno pigra che ci sia. Si assenta per viaggiare con la mente, per dare forma nuova ai suoi ricordi, per concepire nuovi itinerari alla sua vita.
È l'atteggiamento del poeta, dello scrittore, di chi anticipa cose nuove.
La distrazione non è quasi mai una scappatoia dalle proprie responsabilità.
Angelo

Caro Angelo,
in questi giorni non stiamo andando a scuola per la causa del virus. Perciò non posso leggere a scuola i racconti con i miei compagni sulla Lim.
Allora li leggo a casa con mio papà.
Dopo aver letto la storia di Loris che non segna il gol per aiutare quello che si è fatto male, mio padre mi ha detto che devo prendere esempio da lui.
Anch'io gioco a calcio con una piccola società sportiva e non faccio mai brutti falli. Ma gli altri li fanno a me. Io sto in difesa e difendo il portiere. Quando lo salvo dai gol, mi dà il cinque.
Certe volte ci sono dei papà che gridano e se la prendono con l'arbitro. Mio padre dice che non fanno un favore ai figli, perché loro poi credono che la colpa se sbagliano è sempre degli altri.
Scriverai altri racconti sul calcio? Tu per chi tifi?
Mauro

Caro Mauro,
fai i complimenti a tuo papà perché è una persona di buon senso ed equilibrata. Insomma, è un papà che sa fare bene il mestiere di padre.
In ogni sport bisogna essere leali. E nel calcio più che in altri, perché è uno sport nel quale gli scontri fisici sono frequenti e inevitabili. Dunque, bisogna sforzarsi di non danneggiare i propri avversari intenzionalmente.
La lealtà si impara da piccoli e gli esempi dei grandi sono importanti. Gli stadi, a volte, sono catini di violenze, anziché essere un luogo in cui stare insieme per divertirsi, gioire, soffrire, rammaricarsi, ma sempre riconoscendo il valore degli altri.
Dunque, i padri che nei campi sportivi difendono i figli anche quando commettono errori o hanno torto, non fanno loro un favore, ha ragione tuo papà.
Non ho una squadra del cuore. Apprezzo chi gioca bene, specie se è arrivato ad essere bravo dopo aver affrontato fatiche e sacrifici.
Angelo

Gentile Angelo,
mi sono imbattuta per caso nel suo sito.
E ho capito che le piacciano gli animali, vero?
Ha cominciato questi racconti con la storia di un usignolo cui una bambina restituisce la libertà, e oggi ha parlato di un gatto vecchio e malandato preferito a uno vegeto e sano.
In casa ho due gatti, che ho sottratto tempo fa a una esistenza di randagi. Mi fanno molta compagnia, perché sono anziana e sola.
Mia figlia ha troppo da fare e la vedo di rado.
Perciò i miei gatti sono quasi tutto per me.
Grazie per i suoi racconti.
Eleonora

Gentile Eleonora,
gli animali mi piacciono perché fanno parte della vita delle persone, condividono tanti momenti importanti della loro esistenza. Perciò vanno accuditi, rispettati, protetti.
Soprattutto quando anch'essi cominciano ad essere fragili o per l'età avanzata o perché le malattie li debilitano.
Ecco perché provo rabbia verso chi li abbandona e profonda pena per chi viene espulso da un ambiente nel quale ha trascorso buona parte della sua vita.
Un racconto come BRIAN E IL GATTO BIANCO non ha niente di retorico. Ci sono tanti modi per insegnare ai bambini l'empatia verso gli animali. Questo è uno dei tanti.
Angelo

Caro Angelo,
ho visto che alcuni dei bambini o degli adulti che ti scrivono si rivolgono a te chiamandoti maestro. Ma tu non sei già in pensione?
A proposito della memoria della quale parli nel racconto, ne prendo spunto per dirti che, secondo me, valutiamo poco il suo esercizio a scuola.
Forse sono l'unica, tra le mie colleghe, a far imparare a memoria le poesie ai miei alunni. Comincio fin dalla prima elementare, con delle poesiole piene di rime e facilmente memorizzabili. Gianni Rodari, con le sue filastrocche, funziona sempre. Ma in quinta, la classe che ho quest'anno, faccio imparare anche alcune poesie di Giovanni Pascoli. Sembra un poeta d'altri tempi, ma una poesia come "Le Ciaramelle", quando la reciti sembra che la canti. E poi mi dà l'occasione di fare i confronti tra le tradizioni di ieri e quelle di oggi, ma anche di far conoscere parole nuove ai bambini.
Io non sono più tanto giovane, ma non voglio essere catalogata come "maestra tradizionale". Certe cose valgono sempre, anche con i bambini d'oggi che sembrano proiettati verso un futuro carico di incognite. Almeno così sembra a me.
Maestra Rosaria

Cara Rosaria,
chi come me ha insegnato per quasi quaranta anni, rimane maestro anche quando va in pensione. Soprattutto se ha fatto questo mestiere con coscienziosità e non ha rimpianti.
Sono d'accordo con te nel far imparare poesie a memoria a scuola. Anch'io ho fatto questa scelta quando insegnavo. Le poesie sono musica, ritmo, sintesi di visioni penetranti della vita. Insomma, un bel tesoro da portarsi dentro per accompagnare i momenti bui e quelli solari dell'esistenza.
Non c'è niente di "tradizionale" in questo, se con tradizionale intendiamo dire vieto e sorpassato. C'è invece molto di utile e di vitale sul piano pratico e su quello estetico per i bambini.
D'altra parte, c'è tanta bella poesia per bambini e ragazzi nelle opere di alcuni autori per l'infanzia oggi, cui si può attingere a piene mani.
Buon lavoro
Angelo

Caro scrittore,
puoi scrivere una storia in cui si parla di un bambino che è bravo a andare in bicicletta e che ha imparato da quando era piccolo?
Sono io. Infatti, già a sei anni ero bravo. La prima bicicletta me l'ha regalata mio nonno Vincenzo. Mi ha detto che da giovane faceva le corse da quasi professionista. Poi, quando si è sposato con la nonna ha smesso. Ma è ancora capace di andare in bici, anche se ha più di settant'anni ed è un po' grosso. Una volta però è caduto, ma non si è fatto molto male. Si è solo graffiato la faccia e le mani. Ha detto che gli è andata bene, perché non si è rotto una gamba.
Sergio

Caro Sergio,
ho già scritto una storia della quale è protagonista un bambino con la sua bici. Potrai leggerla sul sito venerdì, 28 febbraio.
Complimenti a tuo nonno e complimenti a te.
Io ho imparato molto tardi ad andare in bici. Vuoi sapere quando? A 19 anni.
Prima di allora non avevo mai inforcato una bicicletta.
L'occasione per imparare venne mentre prestavo il servizio militare(facevo il soldato)in una caserma romana, non lontano dalla stazione Termini.
Quando confessai ai miei compagni di caserma che non sapevo andare in bici, uno mi disse: -E non ti vergogni? Devi imparare subito.
In caserma c'era una vecchia bicicletta e cominciai ad esercitarmi nel vasto cortile coperto di ghiaia. Le ruote però slittavano sulle pietruzze e finii a gambe all'aria un paio di volte.
Per fortuna il panno del quale erano fatti i pantaloni della divisa era spesso e robusto. Così evitai graffi e lividi alle gambe.
Imparai in fretta, ma in seguito non ho mai usato regolarmente la bici. Non ne ho avuto quasi mai l'occasione. E, d'altra parte, ho sempre preferito fare delle lunghe camminate. Soprattutto in montagna. La Valle d'Aosta non è lontana dal luogo dove abito e conosco a menadito molti dei sentieri che si snodano tra i suoi monti.
Dopo che l'avrai letto, fammi sapere se il racconto ti è piaciuto e se una volta è successo anche a te quello che succede al protagonista della storia.
Angelo

Buongiorno maestro Angelo,
Siamo 24 alunni di quinta della scuola primaria Anna Frank di Leini.
Le scriviamo per dirle che i suoi racconti sono molto interessanti e simpatici. E' da lunedì 17 febbraio che insieme alla maestra Pina li leggiamo alla Lim appena arriviamo a scuola. Le confessiamo che la giornata inizia con serenità e divertimento.
Grazie per la bellissima idea che ha avuto e non vediamo l ' ora che arrivi maggio per conoscerla.
Grazie ancora!
Buona giornata
Ps. Il nostro sogno è far parte dei tuoi racconti... siamo vivaci, ma amiamo la lettura e la scuola
Alunni di 5D e maestra Pina

Cari ragazzi,
quando insegnavo, la Lim non era ancora entrata nelle classi e le mie giornate a scuola cominciavano sì con una storia o un racconto, ma letti dal maestro tenendo un libro in mano.
Spesso, tuttavia, mi piaceva raccontare a braccio, senza l'uso di un libro o di un testo dal quale leggere.
Per i miei alunni ero "il maestro che racconta storie" e mi piaceva essere definito così. Volevo formare lettori felici, bambini innamorati di storie.
Oggi, come accade a voi nelle vostre classi, un racconto si può leggere attingendolo da un computer. Ma la voce che legge è quella della vostra maestra ed è una voce che vi permette di percepire sentimenti ed emozioni, come accadeva ai miei alunni.
È meraviglioso cominciare la giornata con "serenità e divertimento", come mi scrivete nella vostra lettera, grazie alle mie storie.
Metto queste storie a disposizione di tutti senza chiedere nulla in cambio. È un piccolo contributo a diffondere il piacere della lettura personale, a scuola, in famiglia.
Sono contento che le storie vi piacciano. Quando scrivo, mi sforzo di mettermi dalla parte dei bambini, di ascoltare i loro bisogni, di soddisfare le loro vere aspettative, non quelle che, a volte, sono soltanto nella testa di chi bambino non è più e ha dimenticato di esserlo stato.
Quando ci vedremo a maggio, sarà una piccola festa per tutti. Ho incontrato decine di migliaia di bambini in Italia e all'estero, ho letto migliaia di storie nelle scuole, nelle librerie, nelle biblioteche, nei teatri. E ogni volta è come se fosse la prima volta. L'emozione è la stessa. È la gioia dello scrittore che condivide le storie con i suoi lettori e insieme a loro forma una comunità di persone che vogliono migliorare se stessi e il mondo.
A presto, allora.
Angelo

Caro Angelo,
lo sai che la nostra maestra chiama cuor contento il nostro compagno Francesco? E sai perché? Perché sa raccontare bene le barzellette. Ne conosce più di mille e ci fa ridere tutti.
Certe volte la maestra ci fa sedere in cerchio e chiede a Francesco di raccontarle per cinque minuti.
Francesco a me mi sta simpatico e mi piacerebbe che venisse a fare i compiti a casa mia. Ma non mi oso di chiederlo, perché mi vergogno. Io infatti sono timida e divento rossa da un momento all'altro.
La maestra è contenta che Francesco è nella nostra classe e anche noi lo siamo.
Ci scrivi un'altra storia su Emilio?
Ciao
Ho dimenticato di dirti che io sono figlia unica e che ho otto anni e mezzo.
Dimmi se ti è piaciuta la mia lettera.
Loretta

Cara Loretta,
una volta ho avuto in classe una bambina che si chiamava come te. E proprio come te all'inizio era un po' timida. Ma era una grande lettrice e divorava libri su libri.
A scuola io leggevo una storia tutte le mattine, prima di cominciare la giornata.
Un giorno chiesi a Loretta di sedersi al mio posto e di leggere una storia alla classe.
-Non lo farò mai - mi disse. -Sono sicura che mi metterei a balbettare.
Naturalmente non volevo obbligarla. Non ho mai messo in imbarazzo i miei alunni. Ma le rivolsi più volte il mio invito.
Finché un giorno mi disse di sì.
I suoi compagni l'ascoltarono in silenzio e alla fine della lettura le batterono le mani.
Loretta diventò rossa, ma di gioia.
Un cuor contento in classe è una bella presenza. Se non c'è, deve pensarci il maestro o la maestra a rallegrare l'atmosfera quando per qualche motivo diventa elettrica o pesante. Succede quando un bambino è nervoso e contagia gli altri con la sua rabbia.
La tua lettera mi è piaciuta, davvero.
Ciao
Angelo

Caro Angelo,
ai bambini sto leggendo anche le tue risposte ad alcuni di quelli che ti scrivono. È come leggere altri racconti, oltre a quelli che ci stai regalando sul sito.
Ho sempre ammirato/invidiato chi scrive con tanta facilità, manifestando creatività e fantasia. A dire il vero, ogni tanto ci provo anch'io. Invento delle storie che leggo soltanto ai miei alunni e, a loro dire, non sono male. Ma forse lo dicono solo per compiacenza, perché sono la loro maestra.
Ad ogni modo, un risultato lo ottengo. Visto che scrivo io, si mettono alla prova anche loro, senza che io debba insistere troppo.
Evito di dare temi uguali per tutti(fanno quinta) e li lascio liberi di produrre ciò che vogliono.
Io non sono molto per la competizione. Ma hanno insistito loro per premiare il testo meglio scritto e che si fa leggere con più piacere. Lo votano, lo fotocopiano e lo attaccano sui loro quaderni.
La maestra Rossana

Cara Rossana,
noi diamo per scontato che scrivere sia una cosa naturale. Perciò quando tanti bambini restano con la penna in mano, non sanno cosa scrivere e come cominciare a farlo, siamo un po' infastiditi. Manca poco che li accusiamo di pigrizia, di svogliatezza, di mancanza di fantasia.
Avendo io scritto decine di libri, molti mi dicono: -Lei sì che ne ha di fantasia.
Ma io li disinganno dicendo che, in realtà, non ho tutta la fantasia che immaginano.
Non faccio che guardarmi intorno, osservare, ascoltare. Ho incontrato tante persone, incrociato tante vite, mischiato la mia storia a quelle degli altri.
Perciò quando mi siedo a scrivere, non devo far altro che richiamare alla memoria persone, luoghi, vicende vissute o soltanto sfiorate.
Ho cominciato a viaggiare presto per necessità, sin da bambino ho fatto incontri con tanti esemplari di umanità dolente o emarginata e mi sono messo in ascolto di chi non era ascoltato o non aveva diritto di parola.
La materia di raccontare non mi è mai mancata, perché non mi sono mai ritirato in me stesso a veder scorrere la vita, anziché viverla.
E questo è stato vero a maggior ragione da quando ho cominciato ad insegnare e le storie da ascoltare e da raccontare erano quelle dell'umanità bambina.
Buon lavoro
Angelo

Caro Petrosino,
qualcuno le ha riferito quello che succede a casa nostra? Scherzo, naturalmente.
Quando Roberto e io abbiamo finito di leggere il racconto LUCA E IL TEMPO ci siamo guardati negli occhi e non sapevamo se ridere o vergognarci un po'.
Io, soprattutto, più di lui. Purtroppo, la fretta condiziona tutta la mia giornata e la mattina, in particolare, è tutta una frenesia.
Perciò mi sono riconosciuta nella mamma di Luca. E ho promesso a mio figlio che cercherò di ossessionarlo meno con la mia fretta.
Il guaio è che non dipende solo da me, gli orari di lavoro non me li scelgo io. Meno male che ho a che fare con una maestra comprensiva che non mi fa diventare rossa quando arrivo tardi a scuola o a portare o a prendere mio figlio.
Scusi il piccolo sfogo. Io e Roberto continueremo a leggere i suoi racconti. Vediamo se ne troviamo un altro che parla ancora un po' di noi!
Francesca

Gentile Francesca,
ho conosciuto anch'io la fretta e la corsa contro il tempo di cui parlo nel racconto.
Quando insegnavo, lo squillo della sveglia era l'inizio di una corsa ad ostacoli. Avevo 25 chilometri da percorrere in auto per arrivare a scuola e dovevo prevedere eventuali banchi di nebbia sul tragitto, possibili rallentamenti dovuti a lavori in corso sull'autostrada e così via.
Poi c'era l'ingresso in città. Per fortuna, la scuola era alla periferia nord di Torino, perciò non affrontavo quasi mai lunghe code e attese snervanti ai semafori.
Tuttavia, quando entravo in classe, mi sbarazzavo di ogni frenesia e di ogni affanno. I bambini, entrando nell'aula, dovevano trovare ad aspettarli un maestro tranquillo che li accoglieva con un sorriso o una piacevole sorpresa, per esempio un bel racconto che avrebbe segnato la lunga giornata a scuola.
Ho avuto la fortuna di insegnare in una scuola dove i bambini contavano più dei programmi, i loro interessi più delle imposizioni a volte astratte della burocrazia.
Ai miei alunni ho concesso qualche volta di annoiarsi o di dedicarsi a una attività personale diversa da quella cui si dedicavano gli altri.
Non hanno quasi mai sentito il mio fiato sul collo. Ma non per questo sono diventati più pigri. Tutt'altro: hanno reso di più e meglio.
Dunque, riempiamo di senso il tempo e non facciamone il nostro tiranno, soprattutto quando si tratta della vita dei piccoli, sia a scuola, sia in famiglia.
Angelo

Caro scrittore,
perché hai parlato di un usignolo? Per caso ne hai avuto uno in casa? O ce l'hai adesso? Mi puoi rispondere?
Federico

Caro Federico,
non ho mai avuto uccellini in casa. Se devo essere sincero, mi fanno molta tristezza quando li vedo volicchiare da un trespolo all'altro della gabbia che li imprigiona.
Ecco perché ho scritto quel racconto.
Gli uccelli sono nati per volare. Hanno un dono e un privilegio unico nel mondo animale. Perciò non è giusto defraudarli della loro libertà, violentare la loro natura.
Io da piccolo sono vissuto in campagna e ho conosciuto da vicino tante specie di uccelli nostrani. A cominciare dai passeri comuni(a proposito: un passero sarà il protagonista di un libro forse più bello di quello della gatta Ludovica).
Al contrario di altri ragazzi, che davano loro la caccia e li strappavano dai nidi appena nati, io non li ho mai tormentati né fatti soffrire.
Mio nonno, che faceva il contadino, mi insegnava a rispettare la natura, anche gli animaletti più insignificanti, che poi insignificanti non sono, come i lombrichi, per esempio.
Quando a febbraio (al Sud la primavera comincia con molto anticipo) arrivavano le rondini, era davvero una festa. Il paese si riempiva delle loro grida, nel cielo si incrociavano i loro voli, e i nostri giochi di strada, o le nostre corse sui prati, erano come accompagnati da un invito a vivere con gioia la nostra povera infanzia.
Grazie per aver suscitato in me questi ricordi di bambino vissuto in un mondo tanto diverso da quello nel quale vivi tu oggi.
Angelo

Caro Angelo,
ti sto scrivendo con il computer di mio papà. Ma lui lo sa, e anzi mi sta guardando mentre scrivo e mi correggerà se faccio degli errori. Dice che a uno scrittore non si deve scrivere con gli sbagli.
Ti volevo dire che anche io mi immagino di fare delle cose incredibili specie quando mi annoio da solo in casa.
Oppure quando faccio i compiti e succede che un po' mi addormento e un po' mi sveglio ed è come se avessi fatto un sogno.
Mio papà mi ha chiesto di chiederti se anche tu eri come Lino da piccolo, se leggevi i fogli di giornale e se facevi dei sogni uguali.
Ci farai leggere anche dei racconti per ridere?
Se un giorno veniamo a Torino, ti vogliamo incontrare per farti delle domande a voce.
Ciao
Denis

Caro Denis,
nella tua lettera non c'è nemmeno un errore. Complimenti. Io alla tua età ne facevo tanti, perché parlavo più in dialetto che in italiano.
Mi chiedi se da piccolo sognavo, o fantasticavo, piuttosto, come Lino, il protagonista del racconto.
Sì, come tutti i bambini lavoravo di immaginazione, soprattutto in occasioni speciali.
Per esempio, quando d'estate, dopo pranzo, fuori faceva caldissimo e il sole spaccava le pietre (quasi quasi credevo davvero che le spaccasse dopo averle arroventate), a noi bambini era proibito uscire di casa.
Ci dicevano che in quelle ore il forte caldo poteva cuocerci, che in giro c'erano persone pericolose e che se le incontravamo potevano farci molto male.
Insomma, ci imprigionavano in casa. Si faceva buio chiudendo gli scuri delle finestre, si stendevano delle coperte per terra, e ci dicevano di dormire e di stare zitti, in attesa che il sole si abbassasse un po' e fuori facesse meno caldo, per riprendere a giocare.
Ecco, quelli erano i momenti in cui mi esercitavo di più con la mia immaginazione.
Fingevo che la casa fosse assediata da lingue infuocate, circondata da briganti pronti ad assalirla o da fantasmi capaci di sollevarla e di portarla via.
Vivendo tra contadini e gente povera, potevo immaginare soltanto
figure e situazioni che conoscevo bene o che facevano parte delle storie che mio nonno mi raccontava.
Un nonno meraviglioso che non era mai andato a scuola, ma che sapeva raccontare storie come pochi. Storie antiche che qualcuno gli aveva raccontato da bambino e che ci trasmetteva in eredità come un patrimonio di memorie.
A pensarci bene, è così che sono diventato scrittore. Non leggendo libri, che non c'erano e che non si sarebbero potuti comprare, ma ascoltando storie e immaginandone altre nelle ore di solitudine in una casa buia e silenziosa.

Caro maestro,
io non ho mai visto un usignolo e non l'ho mai sentito cantare. Allora mio papà, dopo che abbiamo letto il racconto, ha cercato un sito internet sul quale si possono ascoltare tutti i canti di tutti gli uccelli. Ha trovato quello dell'usignolo e lo abbiamo sentito insieme.
Era bello, però non mi sono messo a piangere come ha fatto Lara.
Mio papà ha dato che io avevo fatto una scoperta scientifica, Lara invece aveva dovuto rinunciare a una amicizia.
Comunque ha fatto bene a liberare l'usignolo.
Quale sarà il prossimo racconto? Ciao
Umberto

Caro Petrosino,
sono il papà di Mara, sette anni appena compiuti.
Dopo cena mi sono seduto con la bambina davanti al computer e abbiamo letto insieme il suo racconto LARA E LA LIBERTA' DELL'USIGNOLO.
Sia Mara sia io ci siamo commossi al termine della lettura. Lei, in più, è scoppiata a piangere. Sul momento, non ho trovato le parole per consolarla.
Allora l'ho abbracciata e siamo rimasti in silenzio per un po'.
Mara ha un temperamento allegro e per certi aspetti sembra un po' sventata e superficiale. Perciò la sua reazione mi ha molto colpito.
Ignoriamo tante cose dei nostri figli. E poi basta una storia per rivelarci di loro qualcosa di nuovo. In questo caso una sensibilità nascosta.
Che dirle? Grazie, tutto qui.
Floriano

Caro scrittore,
ci hai messo un po' in difficoltà con il tuo racconto sull'usignolo che intristisce perché desidera essere libero.
Sono la mamma di Rosa, otto anni e un grande amore per la natura, soprattutto da quando Greta ha cominciato a smuovere la sensibilità di tanti ragazzi per la salvezza del pianeta.
Da tre mesi è venuta ad abitare con noi mia mamma Letizia e si è portata appresso una gabbia con due bengalini. Quando viveva da sola, le facevano grande compagnia e anche adesso se ne prende cura con molto scrupolo.
Appena ha letto con me il racconto sull'usignolo, Rosa mi ha detto: -Anche i bengalini della nonna hanno bisogno di essere liberi, non credi? Dobbiamo convincere la nonna a lasciarli andare.
Rosa ha letto a mia madre il racconto e l'ha invitata ad essere generosa con i suoi bengalini.
Mia madre, però, non ha nessuna intenzione di privarsene e ha cercato di spiegare a Rosa quanto siano stati e siano importanti per lei quei due uccellini.
-Se li liberassi, sono sicura che morirebbero, Rosa - le ha detto. -Sono nati in gabbia e non saprebbero come procurarsi da mangiare là fuori.
Prevedo giorni agitati in casa e discussioni accese tra nonna e nipote. Se vuole, l'aggiornerò sull'esito di questa imprevedibile vicenda.
Intanto grazie per questi racconti semplici e profondi a un tempo.
Aspettiamo gli altri.
Buon lavoro!
Emma

Caro Angelo,
siamo i bambini della 3^A di Druento, abbiamo letto la prima tua nuova avventura pubblicata oggi.
Una nostra compagna, appena la maestra ha finito di leggere, ha esclamato: "Bellissima!", un'altra ha detto che era commovente.
In classe ne abbiamo parlato e abbiamo concluso che la libertà non ha prezzo.
LORENZO LOLLO EDOARDO SHARON LAYLA ANITA OLIVIA MANUEL GAIA AURORA FEDERICO ELSA GABRIELE ALESSANDRA TOMMASO SARA SERENA MATTIA LUDOVICO
I bambini della 3^A di Druento

Cari bambini,
scrivo libri e storie da tantissimi anni, come sapete, ma ogni volta provo il bisogno di verificare direttamente la reazione dei lettori a ciò che scrivo. Perciò faccio tante letture ad alta voce nelle classi di insegnanti amiche.
In questo caso, la vostra maestra lo ha fatto al posto mio. Sono contento che abbiate colto il senso del mio racconto e che avete riassunto nell'espressione efficace "la libertà non ha prezzo".
Io scrivo per innamorare i bambini della lettura, per affascinarli con la magia delle storie.
Ma in ogni storia che invento, i lettori hanno sempre un'occasione per riflettere e pensare. Le storie ci devono riguardare in qualche modo, devono aiutarci a fare chiarezza in noi stessi, per vivere meglio.
Spero che anche i prossimi racconti vi piacciano.
Ciao a tutti.
Angelo

© Angelo Petrosino. E' vietato riprodurre su altri siti o piattaforme anche piccole parti del testo senza il consenso esplicito dell'autore. Le illustrazioni sono di Sara Not e protette da copyright.